Marina, una bambina vivace e capricciosa, aveva stretto un patto silenzioso con il mare prima ancora di pronunciare le sue prime parole. Anche se il mondo visibile le rimaneva oscuro, il mare le si presentava in una sinfonia di suoni, odori e sensazioni che dipingevano nella sua mente paesaggi di infinita bellezza.
Il mare per Marina era un compagno di giochi instancabile. Ogni giorno, guidata dalla mano sicura di suo padre, scendeva lungo il sentiero che serpeggiava fino alla spiaggia. Non appena i suoi piedi scalzi toccavano la sabbia umida, Marina correva verso l’acqua, ridendo mentre il vento giocava con i suoi capelli.
Un giorno di fine estate, mentre il cielo era un tumulto di nuvole minacciose, Marina sentì il mare più irrequieto del solito. Le onde si infrangevano sulla spiaggia con una forza che vibrava fino al suo cuore giovane. Nonostante il cielo grigio e il vento forte, la bambina non si tirò indietro. Sentiva l’acqua chiamarla, una chiamata che risuonava con un tono più profondo e urgente.
Marina avanzò fino a quando l’acqua le lambì le ginocchia, poi le cosce, infine la cintura. Ogni onda che la colpiva era come un abbraccio potente e rassicurante del mare. L’aria era saturata di schizzi e il rumore dell’acqua era ovunque, un canto che solo lei sembrava capire appieno.
All’improvviso, una grande onda si levò davanti a lei, più alta e imponente delle altre. Marina non ebbe paura; al contrario, un sorriso spuntò sulle sue labbra mentre si preparava a incontrarla. L’onda la sollevò, portandola in alto come se volesse mostrarle il mondo che lei non poteva vedere. Per un attimo, Marina si sentì volare, poi l’acqua la riportò giù con dolcezza, come una madre che posa un neonato nella culla.
Quando l’onda si ritirò, Marina rimase sdraiata sulla sabbia bagnata, ridendo sotto la pioggia leggera che aveva iniziato a cadere. Sentì il mare ritirarsi e avanzare, in un ritmo che pulsava come il suo respiro. Ogni volta che le onde si ritiravano, sembravano portare via con sé i suoi pensieri pesanti, lasciandola leggera e libera.
Il mare le raccontava storie di navi coraggiose e di tempeste feroci, di tesori nascosti nelle profondità e di creature fantastiche che danzavano tra i coralli. E in giorni come quello, quando il mare mostrava la sua forza indomabile, Marina sentiva di appartenere a quel mondo misterioso e potente più di quanto appartenesse alla terra ferma.
Rientrando a casa con suo padre, con i capelli ancora bagnati e l’odore del sale che le avvolgeva come un mantello, Marina sapeva che il mare aveva ancora molto da insegnarle. E lei era pronta ad ascoltare, ad imparare, e soprattutto, a rispondere al suo eterno, affascinante richiamo.
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