Mara lo sapeva bene: la Toscana non è solo un luogo, è un’idea. Ti entra nelle narici con il profumo del pane sciocco, quello senza sale che i fiorentini mangiano con i salumi, perché “col prosciutto bono non ci va il pane salato”, diceva sempre lo zio Riccardo. Ti avvolge con la luce dorata che accarezza i colli, si fa sentire nelle voci squillanti del mercato, dove le persone non parlano, strillano, come se ogni parola fosse un pezzo di vita da non sprecare.
Ogni volta che la sua famiglia decideva di partire per un giro nella regione, Mara si trasformava in una guida turistica improvvisata. Lei, che collezionava storie e leggende come altri collezionano calamite da frigo, amava raccontarle, sicura che senza le storie la Toscana fosse solo una bella cartolina.
Il viaggio iniziava da Firenze. Giulia, la sorella maggiore, si era già piazzata sotto il Ponte Vecchio, il telefono in mano, pronta a scattare l’ennesima foto.
“Ma lo sai che qui, una volta, c’erano i macellai?” attaccò Mara.
“E ora ci sono i gioiellieri” rispose Giulia.
“Eh già, perché nel 1593 Ferdinando I de’ Medici decise che la puzza di carne marcia non era proprio il massimo per chi passava sopra il ponte. Così, via i macellai, dentro gli orafi!”
Mentre si allontanavano dal ponte, Mara abbassò la voce:
“E poi c’è una storia strana su Firenze…”
“Ancora?” sbuffò Giulia.
“Avete mai sentito parlare del Mostro di Firenze?”
Lo zio Riccardo si voltò subito interessato.
“Il serial killer degli anni ‘70 e ‘80?”
Mara annuì.
“Si dice che non fosse uno solo… ma un gruppo. La verità non si è mai saputa.”
Elena si strinse alla sorella.
“Mara, basta storie di paura!”
“Va bene, va bene… allora parliamo di cibo!”
A Fiesole, la città più antica di Firenze, assaggiarono il bardiccio, una salsiccia speziata, e la schiacciata con l’uva, che si mangia in autunno.
“E sapete che qui c’è una sorgente dove, secondo la leggenda, San Romolo parlava con gli angeli?”
Dopo Fiesole, si diressero verso San Gimignano.
San Gimignano si stagliava con le sue torri medievali.
“Qui, un tempo, c’erano settantadue torri” spiegò Mara. “Ora ne sono rimaste quattordici.”
“E perché ne avevano così tante?”
“Perché le famiglie nobili gareggiavano a chi la costruiva più alta!”
Dopo aver assaggiato una schiacciata ripiena di lardo di Colonnata, proseguirono fino all’Abbazia di San Galgano.
“Sapete cosa c’è qui?”
“Un monastero?”
“No. Una spada nella roccia.”
Elena sgranò gli occhi.
“Come Excalibur?”
“Proprio così. Ma questa è vera. San Galgano, un cavaliere medievale, decise di abbandonare la guerra per seguire Dio. Per dimostrare che non avrebbe mai più impugnato un’arma, piantò la sua spada nella roccia… e da allora nessuno è più riuscito a estrarla.”
A Pisa, Mara raccontò del detto “Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio”, spiegando la rivalità con Firenze.
“Ma lo sapete che qui a Pisa c’è una leggenda su un patto col diavolo?”
“No, racconta!”
“Dicono che il Battistero, la Cattedrale e la Torre pendente siano stati costruiti con l’aiuto del diavolo. E per questo la torre ha iniziato a pendere, come segno del suo potere.”
A Siena, il Palio dominava la conversazione.
“I cavalli vengono benedetti nelle chiese prima della gara!”
“E cosa si mangia qui?”
“I pici all’aglione e i ricciarelli, dolci di mandorla che risalgono al Medioevo.”
Dopo Siena, si diressero a Grosseto, dove Mara parlò della Maremma, dei butteri, i cowboy toscani, e dell’acquacotta, la zuppa dei contadini.
“Si dice che chi beve l’acqua delle sorgenti della Maremma, poi non se ne voglia più andare.”
Lo zio Riccardo riempì subito una bottiglia.
A Prato scoprirono i veri cantucci e il pepatino.
“E sapete che qui c’è il secondo Chinatown più grande d’Italia?”
“Davvero?”
“Sì! Prato è famosa per la sua comunità cinese e per il suo tessile!”
Ad Arezzo, Mara raccontò della Giostra del Saracino, una sfida medievale tra cavalieri.
A Massa e Carrara, scoprirono la leggenda della Vergine del Marmo, una statua che si dice protegga i minatori.
“E poi qui si mangia la torta di riso alla carrarina, un dolce con riso e latte.”
A Livorno, assaggiarono il cacciucco e la cecina.
“E poi c’è la leggenda dei Fantasmi del Cisternone!”
A Lucca, camminarono sulle mura.
“Lo sapete che Lucca è l’unica città toscana con le mura intatte?”
A Pistoia, Mara raccontò la storia del boia immortale, che terrorizzava la città.
“Ma lo sapete che a Pistoia hanno una zuppa che è praticamente un rito?”
“No, quale?”
“La carcerata! È una zuppa di pane e fagioli, tipica delle prigioni medievali. Ma oggi è una specialità!”
Quando tornarono a Firenze, il sole stava tramontando.
Mara si sedette accanto alla finestra, osservando il cielo tingersi di arancione e rosa.
Sapeva che la Toscana non era solo arte e cibo. Era fatta di storie, di misteri, di profumi che parlano di un passato mai dimenticato.
E lei, da buona narratrice, non avrebbe mai smesso di raccontarle.
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