Ci sono poeti che si leggono e altri che si sentono dentro, come una voce che parla al cuore. Trilussa, per me, è entrambe le cose. Sfoglio una sua raccolta e mi ritrovo in un film in bianco e nero, con dialoghi vivaci che sembrano scritti oggi. Le sue parole prendono vita: passeggiano per le strade di Roma, si fermano al bar, mi guardano con ironia e mi lasciano un pensiero più profondo di quanto immaginassi. Con la sua penna, Trilussa cattura l’anima di una città e l’essenza dell’umanità.
Carlo Alberto Salustri, noto come Trilussa, nasce a Roma nel 1871 e diventa la voce del popolo romano, ma anche di chiunque apprezzi la semplicità pregna di significato. Scrive in dialetto romanesco, ma i suoi versi sono universali, toccando temi come l’ironia, la malinconia, le difficoltà quotidiane e la ricerca di senso nelle piccole cose. Roma è nei suoi vicoli, nelle osterie, nei personaggi che paiono dipinti, ma Trilussa va oltre: osserva il mondo con un sorriso che cela una saggezza profonda, ridendo delle debolezze umane senza giudicarle.
Leggerlo è come guardare un film umoristico con una colonna sonora malinconica. Una battuta ti fa sorridere, ma poi ti fermi a riflettere. La sua poesia unisce leggerezza e profondità, usando l’umorismo per svelare verità scomode. Nei suoi versi, animali come gatti, corvi o cicale parlano, raccontando vizi e virtù umane con una chiarezza disarmante. È semplice senza essere banale, popolare senza cadere nel prevedibile.
Nei momenti di smarrimento, quando il mondo sembra caotico, apro un suo libro a caso. È un amico che sa cosa dire. Ogni poesia è uno specchio: ti riconosci, anche se parla di un lupo o di un passero sognatore. Trilussa ti fa sentire parte di una storia più grande, quella dell’umanità con le sue speranze e fragilità.
Trilussa non si limita alla poesia: è un cronista del suo tempo, un satirico che critica politica e società con acume, spesso sfuggendo alla censura fascista grazie alla sua astuzia. Le sue favole, ispirate a Esopo e La Fontaine, rinnovano il genere con un tocco moderno, mentre le poesie d’amore rivelano una sensibilità intima, meno conosciuta ma altrettanto potente. La sua Roma non è solo folklore: è un microcosmo dove si riflettono i paradossi dell’esistenza.
Per avvicinarsi a lui o riscoprirlo, consiglio:
- Le poesie di Trilussa (Einaudi): una raccolta che include capolavori come La cicala e la formica e versi meno noti, sempre attuali.
- Lupacchiotto (Mondadori): favole dove gli animali rispecchiano l’umanità, narrate con ironia tagliente.
- Tutte le poesie (Newton Compton): un’edizione completa per esplorare la sua filosofia di vita, semplice ma mai scontata.
- Ommini e bestie (Rizzoli): una selezione che evidenzia il suo talento nel mescolare satira sociale e riflessione morale.
Mi piace vivamente soprattutto questa poesia, Er gatto e er cane, che con la sua ironia sottile mostra come Trilussa sappia parlare di amicizia e differenze con una leggerezza che colpisce nel segno:
Er gatto e er cane
Er Gatto disse ar Cane: «Io so’ io,
e tu nun sei nessuno: io so’ un felino,
un animale nobile, un dio der camino;
tu sei un servitore, un povero dio».
Rispose er Cane: «Amico, nun fa er forte:
la nobiltà nun conta quanno c’è
la fame che te rode, e a casa mia
ce stanno ossi che te fanno gola».
Morale: l’orgoglio è bello, ma la panza
vo’ pure la sua parte, e l’amicizia
se forma quanno er core nun se vanta.
Trilussa è un compagno di viaggio che ti fa ridere nei momenti bui e riflettere quando tutto corre troppo in fretta. Parla di Roma, ma anche di noi, delle nostre aspirazioni e contraddizioni. È un film senza fine, fatto di versi che pulsano, vivi come la sua città e il suo spirito indomabile. A te piace Trilussa? Lasciamelo nei commenti!

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