
Nel silenzio assorto delle ore spente,
una voce si leva — non grida, non mente.
È la coscienza, stanca ma sveglia,
che scruta il giorno con pupilla veglia.
Non più cieco il passo tra i muri d’abitudine,
né sordo all’eco delle proprie solitudini.
La mente s’interroga, si piega, si tende:
“Chi sono, che senso ha ciò che si apprende?”
Tra la folla, un respiro distinto,
tra mille volti, un dubbio dipinto.
Non cerca verità d’oro né di vetro,
ma il peso sincero di un pensiero retro.
Sa che vivere è anche cadere a metà,
e trovare bellezza dove il senso non sta.
Che a volte il coraggio è solo restare
in silenzio profondo, e continuare a pensare.
Così cammina, non santo né eroe,
ma essere umano che sogna e poi muore.
E in quel breve passaggio, con voce leggera,
accende domande — la sua vera preghiera.
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