
Ogni volta che incontro un verso di Sandro Penna, mi sembra di spiare qualcuno che sussurra a mezza voce, come chi non vuole disturbare ma nemmeno nascondersi. C’è una delicatezza disarmante nei suoi versi, una nudità che non cerca né lo scandalo né il compiacimento. Solo verità. Ed è proprio questa verità che mi spinge a scrivere di lui, oggi, in un’epoca che si vanta di essere libera, ma che ancora teme la trasparenza delle emozioni.
Sandro Penna nasce a Perugia nel 1906 e vive gran parte della sua vita a Roma, conducendo un’esistenza appartata, al limite della povertà, ma sempre fedelissima alla poesia. Non è mai stato uomo di salotti o di premi, non si è mai piegato ai compromessi editoriali. Ha vissuto con grazia e semplicità, occupandosi di piccoli lavori e scrivendo versi che oggi restano tra i più alti del Novecento italiano.
Penna è stato un poeta che ha dato voce al desiderio, in particolare all’amore omosessuale, con un candore allora impensabile. I suoi versi raccontano la bellezza adolescenziale, il fascino del corpo giovane, ma lo fanno senza volgarità, con una purezza che quasi disarma. C’è sempre una dolcezza struggente, come se l’amore fosse un sogno, una carezza che sfiora appena la pelle.
Sebbene sia stato spesso ai margini del mondo letterario, Sandro Penna ha influenzato profondamente la poesia italiana del secondo Novecento. Pier Paolo Pasolini lo ha sostenuto con affetto e stima, riconoscendo in lui un poeta puro, immune dai manierismi e dalle mode. Anche Elsa Morante e Umberto Saba ne ammiravano la limpidezza.
La poesia di Penna ha aperto un varco: ha mostrato che si può parlare di desiderio e di diversità senza dover giustificare nulla, semplicemente scrivendo la vita com’è, senza veli, senza orpelli. Ha insegnato che la poesia non deve spiegare, ma far sentire. E questo, ancora oggi, è un lascito prezioso.
Viviamo in un’epoca in cui si parla molto di inclusività, di libertà d’espressione e di autenticità. Eppure, Sandro Penna resta ancora un poeta scomodo per alcuni, proprio perché non si nasconde dietro ideologie o teorie. I suoi versi non sono militanti, ma profondamente umani. Non rivendicano diritti, ma raccontano la vita nella sua nudità.
Leggerlo oggi significa riscoprire la poesia come spazio di verità, di accettazione di sé. Significa imparare che l’amore non ha bisogno di definizioni complesse per essere raccontato. Penna ci insegna la leggerezza del desiderio, la malinconia dolce dell’attesa, la gioia improvvisa di una luce sul fiume, di un ragazzo che sorride in strada.
In un mondo che grida per farsi ascoltare, Penna bisbiglia. E proprio per questo la sua voce arriva più forte che mai.
Perché nei suoi versi si trova la bellezza semplice, l’essenza della poesia: poche parole che bastano a illuminare un giorno intero. Perché insegna ad ascoltare il proprio cuore, anche nelle sue zone più oscure o inconfessabili. Perché ci ricorda che la poesia, come la vita, è fatta di attimi che passano e non tornano più.
I suoi libri principali:
Poesie (1939) – la sua prima raccolta, già compiuta e intensa
Appunti (1950) – testi brevi, frammenti di poesia e prosa
Una strana gioia di vivere (1956) – poesia e malinconia in perfetto equilibrio
Croce e delizia (1970) – una raccolta che racchiude il meglio della sua produzione
Tutte le poesie (1970) – edizione definitiva, con l’intera opera poetica
Poesie (1927-1977) (postuma, 1977) – con versi inediti
Leggere Sandro Penna non è un’esperienza da consumare in fretta. È come affacciarsi su un fiume calmo, restare in silenzio e lasciarsi trasportare. Ed è proprio questo che ci manca, oggi: la pazienza di ascoltare ciò che è lieve, ma essenziale. Penna ci insegna proprio questo. E forse, più che mai, abbiamo bisogno di lui.
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