Solitudine: nemica o alleata?

Ci sono momenti in cui la solitudine arriva senza bussare. Altre volte siamo noi a cercarla, come si fa con una stanza chiusa in cui finalmente poter respirare.
Ma la solitudine non è mai una sola cosa. Può essere rifugio o prigione. Silenzio che nutre o vuoto che inghiotte.

Come gestirla, allora, senza subirla? Come trasformarla in una compagna e non in una condanna?

Il primo passo è smettere di combatterla. Molti la trattano come un nemico da evitare, da riempire a tutti i costi: social, notifiche, rumore. Ma ogni volta che scappiamo dalla solitudine, finiamo per fuggire anche da noi stessi.
Gestirla significa riconoscere che è parte della nostra natura. Tutti, prima o poi, ci sentiamo soli — anche nelle relazioni più affollate. E va bene così.

La solitudine ha un dono segreto: ti restituisce a te stessa.
Nel silenzio, le voci degli altri si abbassano, e finalmente puoi sentire la tua.
È lì che emergono le intuizioni più autentiche, i desideri nascosti, le verità che non osavi pronunciare.
Apprezzarla significa lasciarsi sorprendere: da un’idea che nasce senza sforzo, da un ricordo che chiede ascolto, da una poesia che vuole essere scritta.

La solitudine, se rispettata, può diventare alleata.
Ma se trascurata o invasa, può marcire e trasformarsi in isolamento.
Per questo va custodita con equilibrio, come si fa con una pianta che ha bisogno di luce, ma anche di ombra.
Sì alla solitudine, ma non al disinteresse verso gli altri.
Sì ai momenti per sé, ma senza chiudersi a chi bussa con gentilezza.

Come si fa con una fiamma: se ti avvicini troppo ti scotti, se ti allontani non scalda più.
La solitudine funziona così.
Troppo vicina, può diventare disperazione. Troppo lontana, dipendenza dagli altri.
La distanza giusta è quella che ti permette di respirare: sentire la tua voce, ma non smettere di ascoltare il mondo.

Imparare a stare da soli è un’arte, non una colpa.
In un mondo che ci vuole sempre connessi, imparare a disconnettersi — in modo sano — è un atto di cura.
Non tutto quello che accade nella solitudine è tristezza.
A volte, è solo verità che affiora.
E tu, puoi decidere se lasciarla affondare o accoglierla come un’occasione.

Come scriveva Rainer Maria Rilke:
“Ama la tua solitudine e sopporta il dolore che essa ti causa. Perché coloro che ti sono vicini sono lontani…”

…ma tu sei sempre lì, con te. E questo, se ci pensi, è già molto.

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