La bellezza di non essere ancora arrivati

C’è un tempo in cui ci sentiamo a metà. Non più chi eravamo, ma nemmeno ancora ciò che saremo. È un tempo strano, fragile, fatto di domande che non trovano casa e sogni che non sanno dove posarsi. Eppure, è proprio lì — nel mezzo — che accadono le cose più vere.

Viviamo in una società che ci insegna a correre verso un traguardo, a mostrarci completi, decisi, risolti. Come se l’essere in cammino fosse una mancanza, una vergogna da nascondere dietro sorrisi filtrati e frasi a effetto.

Ma la verità è che c’è una bellezza profonda nel non essere ancora arrivati.

È la bellezza del germoglio, non ancora fiore. Del cielo all’alba, quando la luce si mescola ancora al buio. Del cuore che sente, anche quando non sa ancora spiegare.

Essere in cammino significa essere vivi, aperti, imperfetti e capaci di trasformazione. È lì che impariamo davvero chi siamo: non quando tutto è definito, ma quando ogni passo ci obbliga a scegliere, a credere, a cedere e rialzarci.

Non serve avere tutte le risposte per meritarsi amore.

Non serve aver concluso un percorso per raccontarlo.

Non serve essere arrivati per ispirare chi ci guarda.

Ci sono fioriture che accadono nel mezzo. E meritano uno spazio sacro.

A volte, ci svegliamo con la sensazione di non fare abbastanza, di non essere abbastanza. Ma forse “abbastanza” non è mai un punto d’arrivo, è una gentilezza da offrirsi ogni giorno, anche quando ci sentiamo scomposti.

Tu che stai leggendo e forse ti senti smarrita, incompleta o troppo in costruzione: ricorda che il durante è una tappa, non un fallimento.

E anche oggi, anche così, hai valore.

Scrivilo sulla pelle.

Ricordalo nei silenzi.

Respiralo quando tutto sembra sfuggire.

Perché non essere ancora arrivati significa avere ancora spazio per stupirsi.

E lo stupore, a volte, è la forma più pura della felicità.

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