Il vaso scheggiato 

C’era una volta, in un piccolo villaggio, un anziano portatore d’acqua di nome Matteo. Ogni mattina, Matteo camminava per chilometri fino al fiume per riempire due grandi vasi di terracotta che trasportava appesi a un bastone sulle spalle.

Uno dei due vasi era perfetto, senza difetti. L’altro era invece scheggiato e perdeva un po’ d’acqua durante il tragitto. Da anni, ogni volta che Matteo tornava al villaggio, solo un vaso arrivava pieno, mentre l’altro era sempre mezzo vuoto.

Il vaso scheggiato si vergognava della sua imperfezione. Un giorno, mentre Matteo si apprestava a compiere il solito tragitto, il vaso rotto gli disse:

— Matteo, sono inutile. Ogni giorno perdo acqua lungo il cammino. Dovresti sostituirmi con un vaso nuovo.

Matteo sorrise e rispose:

— Domani, mentre torniamo dal fiume, voglio che osservi il bordo del sentiero.

Il giorno seguente, il vaso fece attenzione e notò che solo da un lato del sentiero — proprio quello dove lui veniva trasportato — c’era una fila di fiori colorati che fiorivano rigogliosi.

— Hai visto? — disse Matteo con dolcezza — Ho sempre saputo della tua crepa. Così, ho piantato semi lungo quel lato del sentiero. Ogni giorno, mentre torniamo, tu li annaffi senza accorgertene. Per anni ho colto quei fiori per decorare l’altare del villaggio. Senza di te, non ci sarebbe bellezza sul nostro cammino.

Il vaso scheggiato restò in silenzio, commosso. Aveva sempre creduto di essere un peso, e invece, proprio la sua imperfezione aveva dato vita a qualcosa di bello.

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