
A te,
che credi di dover sempre fare di più, essere di più, sorridere di più.
A te, che guardi gli altri e ti convinci che abbiano una mappa chiara della vita, mentre tu cammini a tentoni tra dubbi e paure.
Non ti conosco, ma so che ti sei sentito piccolo davanti a un mondo che sembra chiederti grandezza.
So che hai abbassato gli occhi per non far vedere che dentro ti tremava qualcosa.
Lascia che te lo dica: non sei un errore da correggere.
Non c’è niente di sbagliato in te.
La tua lentezza non è un difetto, la tua profondità non è una zavorra, le tue crepe non sono fratture da nascondere.
Sono luoghi in cui la luce trova un passaggio.
Non devi meritare l’aria che respiri, il posto che occupi, l’amore che ricevi.
Esisti: basta questo.
Sei già abbastanza nei tuoi giorni in disordine, nei tuoi pensieri che inciampano, nei tuoi sogni che non hanno ancora trovato una casa.
So che a volte vorresti essere più forte, più sicuro, più pronto.
Ma la vita non è una gara di perfezione.
È un susseguirsi di imperfetti attimi veri.
E tu, così come sei adesso, sei parte di questa verità.
Rimani.
Respira.
Non smettere di tendere le mani, anche quando pensi che nessuno le prenderà.
Non smettere di parlare la lingua del cuore, anche quando sembra che nessuno la capisca.
Perché arriverà il giorno in cui scoprirai che tutto ciò che ti mancava non era davvero assenza: era spazio per accogliere te stesso.
Con delicatezza,
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