L’odore dei libri 

C’è un odore che si sente anche da fuori,
prima ancora di entrare.
Passa attraverso la vetrina,
tra una copertina rigida e una tazza di tè sul banco.

È l’odore inconfondibile dei libri.
Quello nascosto negli angoli della libreria,
tra scaffali storti e sedie senza tempo.
Quello che trovavo prima di scrivere una lettera a Babbo Natale
e mi chiedevo se nel suo sacco ci fosse anche quello,
quell’odore magico che sa di promesse.

Odore di pagine invecchiate dal tempo,
che hanno viaggiato più di noi.
Odore di libri che hanno tenuto in braccio mille vite,
scritti da chi ha vissuto anche per chi non c’era.

Non si può paragonare al pane,
perché il pane fa venire fame,
il libro invece dà eternità.
Ti sfama dentro, senza finirti mai.

L’odore dei libri sa di sera,
di pioggia fuori e silenzio dentro,
di dita che sfiorano la carta
come se accarezzassero un viso.

C’è il suono delle pagine che girano piano,
il fruscio che somiglia a un respiro.
C’è la polvere che non sporca,
ma conserva.
Ci sono sottolineature lasciate da altri,
che sembrano parlarci
senza saperlo.

E poi c’è quel momento –
quando apri un libro vecchio –
in cui il tempo si ferma.
Non sei più qui,
ma in un altro paese,
in un’altra vita,
con altri occhi.

L’odore dei libri è la chiave
per entrare in mondi che aspettano solo te.
E anche se li richiudi,
una parte resta.
Resta in tasca,
nell’anima,
nella memoria delle dita.

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