Saper relazionarsi, ascoltare la realtà

Viviamo in un’epoca in cui il mondo virtuale è diventato una seconda casa. Ci muoviamo tra bacheche, feed e profili come se fossero piazze, bar o salotti. Eppure, questa dimensione così familiare è anche una trappola sottile: ciò che appare non coincide quasi mai con ciò che è. I social ci offrono un mondo preconfezionato, filtrato e spesso illusorio.

Nell’universo digitale si creano fantasie: storie d’amore nate in chat che restano sospese, amicizie fatte di messaggi ma mai di sguardi, vite mostrate in perfetta luce che nascondono fragilità invisibili. Queste immagini idealizzate lasciano conseguenze: ci confrontiamo con modelli che non esistono, crediamo di conoscere persone che in realtà non abbiamo mai davvero incontrato, confondiamo la vicinanza con la connessione.

Gli errori più frequenti nascono proprio qui:

Scambiare i like per affetto. Un pollice alzato non sostituisce un abbraccio, non consola una notte di solitudine né ascolta un silenzio difficile.

Credere al filtro più che alla realtà. Le vite online sono curate, editate, e raramente raccontano il quotidiano con i suoi difetti.

Costruire relazioni partendo da un profilo. Spesso si parte da una bio, da una foto, da una storia condivisa, dimenticando che conoscere davvero qualcuno significa viverne la voce, il tono, i gesti.

In questo scenario, diventa fondamentale tornare al mondo reale. Non per rifiutare i social – che possono essere strumenti preziosi – ma per ridargli la giusta misura. È nella presenza che riconosciamo chi siamo e chi abbiamo davanti. È in un caffè condiviso, in una risata improvvisa, in un silenzio che non pesa, che nasce l’amicizia vera.

Il rischio del nostro tempo non è tanto quello di vivere online, ma di dimenticare che fuori dallo schermo ci attende una realtà che non ha bisogno di filtri: fatta di mani che si stringono, di occhi che si cercano, di abbracci che raccontano più di mille notifiche.

Forse la vera rivoluzione oggi è proprio questa: imparare a dire “ci vediamo” invece di “ti seguo”.

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