
Mi sento una donna coraggiosa, abbastanza “fuori posto” per chi resta ancorato a una visione antica e logora del mondo. Un mondo in cui il patriarcato detta ancora le sue regole non scritte, in cui la voce della donna è spesso sminuita, silenziata o ignorata. In una società che fatica ad abbandonare una visione maschilista, io scelgo di alzare la testa, di non abbassare lo sguardo, di non scusarmi per la mia forza, la mia intelligenza, la mia libertà.
Essere una donna consapevole oggi significa, spesso, scontrarsi con modelli sociali che cercano di definire cosa possiamo essere e cosa no. È resistere a chi ci vuole “meno”, a chi ha paura di una donna che pensa, che agisce, che sceglie per sé. Ma è proprio in questa resistenza che si radica il coraggio: il coraggio di vivere fuori dalle righe, di essere scomoda, di non conformarsi.
Sono fuori posto, sì, ma non perché io sia sbagliata: è il posto che deve cambiare. È il mondo che deve imparare ad accogliere tutte le voci, soprattutto quelle che per secoli sono state messe a tacere.
Il mio corpo, la mia mente, il mio spazio non sono proprietà altrui. Sono il territorio sacro della mia identità, e chi mi guarda con diffidenza o fastidio lo fa perché non riesce a controllare ciò che non comprende. Ma non sono qui per farmi capire da chi non vuole ascoltare. Sono qui per esistere, per ispirare, per lottare, e se necessario, per spingere altre donne a reclamare la loro stessa forza.
Non c’è niente di più potente di una donna che sa chi è. Una donna che rifiuta di piegarsi alle aspettative e che trasforma ogni “fuori posto” in un nuovo centro. Una donna che non chiede il permesso per essere libera.
E se il prezzo della libertà è la solitudine, l’incomprensione o lo scontro, allora lo pago volentieri. Perché non c’è niente di più dignitoso che vivere secondo la propria verità, anche quando questa verità scuote, disturba o scandalizza.
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