
Essere donna è abitare un confine
dove il desiderio e la fragilità si baciano,
dove la carne diventa parola
e la parola si fa rivolta.
Non siamo nate per il silenzio:
siamo nate per dire il mondo,
per portarlo in grembo
e restituirlo trasformato.
Ogni cicatrice che porto
non è segno di sconfitta,
ma geografia del coraggio,
mappa di battaglie vinte e perse
nel segreto delle mie notti.
Penso che la vita sia questo:
un continuo fiorire,
anche quando l’inverno sembra eterno.
Un atto di fede ostinata,
un canto che nessuna paura
può spegnere davvero.
Essere donna è amare
con il corpo e con la mente,
avere radici e ali insieme,
non chiedere permesso alla luce
per brillare.
È respirare la vita come fosse bacio,
fare della pelle un altare
e del cuore un tamburo che resiste.
È lasciare che il fuoco dell’amore
ci attraversi come tempesta,
ma anche custodire la dolcezza
di un abbraccio che lenisce.
Essere donna è conoscere la fame e la sete,
non solo del pane,
ma della dignità e della giustizia.
È scrivere con il sangue delle antenate
un inno che attraversa i secoli,
è gridare con voce di terra e di acqua
che la libertà non è un lusso,
ma respiro naturale.
Siamo madri anche quando non generiamo,
perché sappiamo accogliere e nutrire,
perché il mondo ci attraversa
e noi lo restituiamo con occhi nuovi.
Siamo amanti anche quando non tocchiamo,
perché il desiderio vive nei nostri sogni,
nei nostri gesti quotidiani,
nella poesia che ci abita.
Essere donna è guardare in faccia la notte
e continuare a tessere la speranza,
sapendo che la nostra forza
non è fatta di dominio,
ma di ostinata tenerezza.
Siamo vento e siamo radici,
siamo ombra e siamo fiamma.
Siamo la prova che la vita
non si lascia rinchiudere in nessun recinto.
E allora mi dico che essere donna
è un privilegio e una sfida,
una danza che mescola amore e rivoluzione,
una promessa di futuro
che continua a rifiorire,
anche quando sembra impossibile.
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