
Il mare mi parla
con la voce dei miei silenzi,
mi consegna schiume che sanno di memoria,
e nel suo ventre riconosco
l’antica sete di libertà,
la mia carne fiorisce come isola
che non vuole catene,
solo la verità del vento
e l’intuizione che mi guida.
Non bisogna mai fidarsi delle sirene,
voci ingannevoli che cercano di trascinarti,
intrecciando melodie stregate,
perché tu ascolti,
perché tu ceda al loro richiamo.
Le sirene non sono mai state una favola,
sono tutt’altro,
fatte di voci di gregge,
di voci di popolo che non conosce ragione,
urli disperati che emergono dagli abissi,
eco di dolori antichi, di solitudini nascoste.
Quando mi raccontano di una sirena,
che ha innamorato un principe naufrago,
vedo solo un’anima persa,
già annegata nel proprio tormento,
intrappolata nel lamento,
di una bellezza che inganna,
di una bellezza che illude.
Le sirene cantano la promessa,
di ciò che non sarà mai,
e chi le segue,
si perde nelle correnti,
nelle profondità di un mare
che non conosce pietà.
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