
Da sempre ho sentito Pasolini come una voce che parla a chi non ha voce. Una voce che non consola, ma illumina. Non teme di dire ciò che altri tacciono. Ogni volta che lo leggo, ho la sensazione che mi stia guardando dentro, come se sapesse già tutto di noi: le paure, le contraddizioni, la fame di verità. Forse è questo il potere degli scrittori che non cercano approvazione, ma libertà.
Ci sono autori che non si leggono soltanto: si attraversano, ci scuotono, ci mettono di fronte alla realtà. Pasolini appartiene a questa rara specie di scrittori capaci di farci vedere l’Italia da dentro, con tutte le sue ferite e la sua bellezza. Quando lo si legge, ci si accorge che non è mai stato un autore del passato, ma una voce del presente più urgente, di quello che ancora ci interroga e ci chiede coraggio.
Pasolini non scriveva per piacere, ma per necessità. Viveva la parola come carne, come sangue. Nei suoi testi non cercava la bellezza fine a sé stessa, ma la verità, anche quando faceva male. In un tempo come il nostro, dove la comunicazione spesso si riduce a immagine e apparenza, la sua voce rimane un richiamo all’autenticità. Ci insegna che scrivere e vivere significa prendere posizione, rischiare di essere fraintesi, ma restare fedeli alla propria coscienza.
Nella letteratura italiana, è stato un ponte tra il mondo contadino e la modernità industriale, tra la lingua della strada e quella della poesia. Con Ragazzi di vita ha portato nella narrativa la vita vera delle borgate romane, con il loro linguaggio crudo e la loro innocenza ferita. Con Una vita violenta ha continuato quella denuncia sociale che diventa sguardo umano e politico.
Nel Poeta delle Ceneri Pasolini si confessa senza filtri, mostrando che la poesia può essere un atto di resistenza. In Le ceneri di Gramsci e La religione del mio tempo il verso si fa preghiera laica, dialogo con un’Italia che cambia e perde la sua anima. Negli Scritti corsari e nelle Lettere luterane la sua penna diventa lama: analizza la televisione, il consumismo, la manipolazione culturale con una lucidità che oggi appare profetica.
Ma c’è un altro volto di Pasolini, più intimo, che spesso passa in secondo piano: la sua concezione dell’amore. Per lui l’amore era una forza tragica e liberatrice allo stesso tempo, un sentimento che nasceva dal desiderio di purezza e finiva per scontrarsi con la realtà. Non era mai idealizzato, né consolatorio: era un atto di verità, di vulnerabilità, spesso intriso di dolore. Nei suoi versi l’amore diventa un grido umano, un modo per restare fedeli a sé stessi anche nella sconfitta.
Ne La nuova gioventù, la sua ultima raccolta poetica, l’amore è raccontato come nostalgia e resistenza, come bisogno di contatto in un mondo che perde la tenerezza. Nel romanzo Teorema, invece, Pasolini lo trasforma in simbolo di rivelazione: un ospite misterioso sconvolge la vita di una famiglia borghese, mostrando che l’amore — fisico, spirituale, umano — è l’unica forma di conoscenza autentica. Anche nel film e nella sceneggiatura di Medea, l’amore diventa un linguaggio sacro e distruttivo, che unisce eros e sacrificio.
L’amore, per Pasolini, non era mai separato dalla verità: era una forza che toglieva le maschere, che riportava alla fragilità. Nei suoi scritti si sente la fame di essere amato e la consapevolezza che l’amore vero non salva, ma rivela. È un sentimento che attraversa la sua opera come una ferita luminosa.
Quel che colpisce di lui è la visione della realtà come qualcosa da attraversare con occhi aperti e cuore nudo. Non chiedeva di essere capito, ma di essere ascoltato. Ci ha insegnato che la letteratura non deve per forza consolare: può anche ferire, scuotere, denunciare. Leggerlo oggi significa riappropriarsi del pensiero critico, ricordare che la libertà passa attraverso la parola, e che la parola, quando è vera, può cambiare il mondo.
Leggere Pasolini è come guardarsi allo specchio senza trucco. Ti spoglia delle illusioni, ti costringe a chiederti chi sei, in che società vivi e cosa stai accettando in silenzio. Ti fa capire che la poesia non è un lusso per pochi, ma una forma di resistenza quotidiana contro l’indifferenza.
E forse è questo il suo dono più grande: ricordarci che, anche in un’epoca che corre e dimentica, la letteratura può ancora salvarci, se abbiamo il coraggio di lasciarci ferire da essa.
Libri consigliati per iniziare a leggere Pasolini
– Ragazzi di vita: il romanzo che racconta la Roma povera del dopoguerra, dove la sopravvivenza si intreccia alla purezza perduta.
– Una vita violenta: il seguito ideale di Ragazzi di vita, più maturo e consapevole, dove emerge tutta la rabbia di un’Italia che cambia.
– Le ceneri di Gramsci: una raccolta poetica che unisce il dolore privato e la riflessione politica, una delle vette della poesia del Novecento.
– Teorema: una riflessione sull’amore come forza sconvolgente e rivelatrice.
– La nuova gioventù: l’ultimo sguardo poetico sul mondo, dove amore e memoria si intrecciano come una confessione estrema.
– Scritti corsari: articoli e riflessioni sulla società, la televisione e la cultura di massa; un Pasolini lucido e profetico.
– Lettere luterane: un’eredità spirituale e civile che interroga la scuola, la libertà e la manipolazione delle coscienze.
Leggerlo oggi è un atto di consapevolezza e di amore per la verità. Pasolini non appartiene al passato, ma al nostro presente: è la voce che ci ricorda che la cultura, quando nasce dall’onestà, non muore mai. Leggerlo significa ritrovare la parte più viva di noi, quella che non teme di guardare il mondo senza filtri e di credere ancora nella parola come forma di amore e di verità.

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