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Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.
Qui troverai poesia, respiro e presenza.
Non serve capire tutto.
Basta sentire.
Lascia fuori il rumore.
Resta un momento.
Leggi con calma.
E se vuoi, torna quando vuoi.Nessun commento su Radio 32 intervista il Mercato delle Nuvole -
Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.
Qui troverai poesia, respiro e presenza.
Non serve capire tutto.
Basta sentire.
Lascia fuori il rumore.
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E se vuoi, torna quando vuoi. -
Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.
Qui troverai poesia, respiro e presenza.
Non serve capire tutto.
Basta sentire.
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E se vuoi, torna quando vuoi.
Poche volte mi sono fermata a pensare a me stessa, sempre impegnata a mettere gli altri al primo posto. Non mi sono mai chiesta davvero cosa desidero, quale sia la cosa più importante, più preziosa di me. Finché un giorno, senza sosta, mi sono messa davanti allo specchio e mi sono fatta una domanda: qual è il mio punto di forza? Qual è quella cosa che mi rende unica?
La risposta è arrivata chiara: la forza. E non parlo di quella fisica, ma di quella mentale. La forza che ti tiene in piedi quando tutto sembra crollare, quella che ti spinge a non voltarti indietro, a non lasciarti sopraffare dai rimpianti o dalle paure. La forza mentale è quella spinta invisibile che ti fa andare avanti, anche quando il mondo sembra remarti contro.
È un mestiere, quello della vita, e lo si impara giorno dopo giorno: saper gestire le emozioni, perché queste, prima o poi, ti colpiscono. Ti colpiscono duro, in modi che non sempre puoi prevedere. E lì, in quel momento, la forza mentale diventa la tua migliore alleata. È il motore che ti fa capire che non importa quanto il vento soffi contro di te, perché dentro di te c’è qualcosa che non si spezza.
La forza mentale non va mai sottovalutata. È un’arma silenziosa, ma potente. Ti accorgi che, alla fine, è lei che guida tutto, perché l’essere umano tende sempre a pensare prima dei fatti. E quello che pensi, la tranquillità che riesci a costruire dentro di te, diventa il fondamento di tutto ciò che fai e che puoi raggiungere.
Immagina un bicchiere pieno di sabbia. Se ti concentri solo sul peso del bicchiere, se pensi che sia troppo pesante da sollevare, forse non ci riuscirai mai. Ti bloccherai, pensando alla fatica fisica, dimenticandoti della forza mentale che serve per superare quella paura, quella convinzione di non farcela. La forza fisica può sollevare il bicchiere, certo, ma è la forza della mente che ti dice di provarci, che ti spinge a cercare una soluzione e a non arrenderti.
La forza mentale è la chiave per seguire i tuoi progetti, per affrontare i tuoi sogni e per vivere davvero. Non è una cosa che si vede, ma è lì, sempre con te. E quando impari a riconoscerla e ad usarla, ti accorgi che non c’è peso, paura o ostacolo che non possa essere affrontato.
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Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.
Qui troverai poesia, respiro e presenza.
Non serve capire tutto.
Basta sentire.
Lascia fuori il rumore.
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E se vuoi, torna quando vuoi.
Rallenta.
Non tutto ha fretta
di diventare qualcosa.C’è bellezza in ciò che cresce piano,
nel pane che lievita,
nel fiore che sboccia
quando il sole lo decide.Cammina senza correre,
ascolta il suono dei tuoi passi,
il respiro che ti parla
quando il mondo tace.Non sei in ritardo,
sei nel tempo giusto
per imparare la lentezza
di chi non ha più paura di perdere.Guarda le foglie che cadono:
non si affrettano a toccare terra,
danzano.Impara dal fiume,
che non chiede alla corrente di andare più veloce,
ma segue il suo corso,
sempre.Rallentare non è cedere,
è scegliere.È dire:
«Ora ci sono,
e mi basto così».Lascia che il tempo ti abbracci
invece di rincorrerlo.
E troverai, forse,
che tutto ciò che cercavi
ti stava aspettando. -
Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.
Qui troverai poesia, respiro e presenza.
Non serve capire tutto.
Basta sentire.
Lascia fuori il rumore.
Resta un momento.
Leggi con calma.
E se vuoi, torna quando vuoi.
Essere donna è un viaggio dentro sé stesse, un percorso fatto di battaglie silenziose e rinascite invisibili agli occhi degli altri. Quante volte mi sono sentita spezzata, frammentata in mille pezzi da parole non dette, da dolori taciuti, da mani che stringevano senza accarezzare davvero? Ma ho imparato che ogni ferita può diventare un seme, se la si annaffia con il rispetto per sé stesse.
Guarire non significa dimenticare, né fingere che nulla sia accaduto. Guarire è riconoscere il proprio valore, è scegliersi ogni giorno, è non aspettare che qualcuno venga a salvarci, perché la nostra forza è già dentro di noi. È un atto d’amore verso la donna che siamo state e quella che diventeremo.
Fiorire è la conseguenza di questa guarigione. È smettere di piegarsi per entrare in vasi troppo stretti. È non chiedere più permesso per esistere. È riscoprirsi nella propria interezza, con tutte le proprie cicatrici, e capire che la vera bellezza non sta nell’apparenza, ma nella luce che sappiamo accendere dentro di noi.
Ma per poter fiorire davvero, bisogna far pace con tutto e con tutti, e dar perdono . Non perché gli altri lo meritino sempre, ma perché noi meritiamo la libertà. Portare rancore è come stringere spine a mani nude: il dolore ci ferisce più di chi ce lo ha inflitto. Perciò si lascia andare, si fa pace con il passato, si accetta che non tutti sapranno comprenderci, e si cammina avanti con il cuore più leggero.
E a te che leggi, qualunque sia la tua battaglia, ricordati di non perderti mai di vista. Perché ogni donna ha il diritto di sbocciare, anche dopo le tempeste più dure. E il vero fiore non è quello che cresce senza ferite, ma quello che fiorisce nonostante tutto.
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Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.
Qui troverai poesia, respiro e presenza.
Non serve capire tutto.
Basta sentire.
Lascia fuori il rumore.
Resta un momento.
Leggi con calma.
E se vuoi, torna quando vuoi.
Dandoti il braccio, almeno un milione di scale, e ora che non ci sei è il vuoto che cammina con me.
Ci sono poeti che non si leggono: si attraversano. Eugenio Montale per me è questo. Una presenza discreta e tenace che abita il silenzio, come il profumo di una casa antica che resta anche quando la porta si è chiusa. Eppure oggi, nel tempo della fretta, della voce sopra la voce, della parola che si consuma mentre si pronuncia, chi si ferma più a dare il braccio? Chi accetta di accompagnare – o farsi accompagnare – in un viaggio fatto di attese, memorie e incertezze?
Ho scelto di parlare di Montale non perché sia facile, ma perché è necessario. Perché oggi più che mai abbiamo bisogno di una poesia che non ci consola, ma ci interroga. Una poesia che non ci promette risposte, ma ci invita ad ascoltare.
Montale è un poeta dell’ascolto. Un ascolto che richiede lentezza, che pretende distanza dalle urla. È un poeta educato da un tempo in cui l’intimità era un valore, in cui la cultura era rigore e sete, in cui si imparava a riconoscere la bellezza nel frammento, nel dettaglio, nella mancanza.
La poesia “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” è, per me, una delle più strazianti dichiarazioni d’amore mai scritte. Non c’è enfasi, non c’è pianto. C’è l’eco di un’assenza che ha scolpito una vita. Montale scrive come chi ha perso una guida e, perdendola, si accorge di quanto fosse sorretto. In quei versi si annida la consapevolezza che ciò che amiamo davvero ci forma senza rumore, ci sostiene come un gesto quotidiano, come un passo dopo l’altro.
Leggere Montale oggi è un atto controcorrente. È scegliere il silenzio in mezzo al frastuono. È restituire valore alle pause, ai pensieri incompiuti, alle scale scese con qualcun altro accanto. È ricordarsi che l’intimità è fatta di complicità invisibili, e che la poesia può ancora essere il luogo in cui ci si riconosce fragili senza vergogna.
La sua lirica non offre spettacolo. Non urla, non brilla, non cerca like. Ti chiede di rallentare, di guardare dentro. Ti chiede chi hai perso, chi hai amato, chi ti ha insegnato a camminare.
Montale è un’eredità viva. Leggerlo è un esercizio di ascolto, un modo per tornare a sentire la voce del tempo, non quello dell’orologio, ma quello della memoria, dell’anima, della poesia. In un mondo che corre, leggere Montale è decidere di accompagnare, ancora una volta, qualcuno lungo una scala. Anche se non c’è più. Anche se resta solo il braccio teso nel vuoto, e le parole per non dimenticare.
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Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.
Qui troverai poesia, respiro e presenza.
Non serve capire tutto.
Basta sentire.
Lascia fuori il rumore.
Resta un momento.
Leggi con calma.
E se vuoi, torna quando vuoi.Non riempirti di cose inutili,
un armadio pieno non basta,
siamo tutti di passaggio.
Fai attenzione a la tua mente,
coltiva la ricchezza interiore.
Non riempirla di pensieri che,
ancora non accadono,
ne di un domani su cui,
Non Hai Certezza.
Cammina diritto,
ma mai con le scarpe di un altro.
Non lo conosci,
non puoi giudicarlo.Chiediti spesso,
Che faresti con i Tuoi passi,
dove ti portano,
che maglia indossi,
chiediti, se sotto,
ce un cuore che ancora batte.
La vita è un continuo semaforo verde,
ma puoi scegliere la strada.
Che sia essa di testa tua,
E non da decisioni de gli altri.
Puoi sognare sveglio,
un mondo sconosciuto.
Perché siamo di passaggio,
e lo sai.
Prendi coraggio,
E non riempirti di cose inutili.
Quello che ti serve,
fallo tuo tutti giorni,
Con la convinzione di una vita migliore.
Quando ti accade di sentire furore,
pensaci bene,
è tutto una scelta,
su quel che prendi,
O quel che lasci.
In cielo,
e in Terra.#Mindfulness #AlleggerisciLaMente #Blogger #RicomincioDaMe
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Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.
Qui troverai poesia, respiro e presenza.
Non serve capire tutto.
Basta sentire.
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Resta un momento.
Leggi con calma.
E se vuoi, torna quando vuoi.La speranza non ha un volto preciso,
ma ogni tanto la riconosci
nei sorrisi che tremano
prima di diventare veri.Si veste a modo suo:
una volta in vestaglia
sul balcone di un’alba qualunque,
un’altra in abito da sera
mentre aspetta chi non torna.Cammina scalza tra le stanze vuote,
ma sa mettere i tacchi
quando serve farsi sentire
sopra il rumore dei crolli.Non è mai in orario,
ma arriva —
tra una delusione e un caffè freddo,
tra il pianto di un bambino
e il silenzio ostinato di chi ha smesso di parlare.Profuma di casa pulita
dopo una lunga assenza,
di vento che apre le tende
e muove le carte sul tavolo
senza chiedere permesso.La speranza inciampa spesso,
ma si rialza senza fare scena.
Ti guarda con occhi strani:
a volte sono verdi,
a volte celesti,
a volte non li vedi
ma li senti.Sta lì,
dietro la porta che chiudi
quando hai paura,
sussurra tra le crepe del cuore,
resiste,
nonostante tutto.E se impari a riconoscerla,
non se ne va più.
#PoesiaConsapevole #Rinascita #LetteraturaPerRiflettere
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Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.
Qui troverai poesia, respiro e presenza.
Non serve capire tutto.
Basta sentire.
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Resta un momento.
Leggi con calma.
E se vuoi, torna quando vuoi.
Io adoro Alda.
Non riesco nemmeno a pensare a lei come qualcosa che appartiene al passato.
Per me, Alda Merini è viva.
È viva nei suoi versi pazzi, nei suoi versi passionali, nel suo modo chiaro e brillante di vedere la vita.Alda è diversa, e io sento che questa sua diversità è ciò che la rende eterna.
Mi arriva così com’è: cruda, luminosa, disordinata, limpida. Non ha bisogno di filtri.
È una donna che non ha mai chiesto il permesso per esistere.
E io la amo proprio per questo.Alda era donna.
Vera donna.
E questa verità, quella che si porta addosso con naturalezza, con dignità, con furia, era troppo per molti.
Lo so, lo sento: il suo marito sicuramente la temeva, e qualche volta voleva sfuggirle.Perché stare accanto a una donna come Alda vuol dire mettere in discussione ogni certezza.
Vuol dire vivere vicino a un vulcano che scrive, ama, sanguina, urla e poi sussurra con la stessa forza.
E non tutti reggono una presenza così.Allora perché, se no, il manicomio?
Lo ripeto spesso tra me e me.
Perché, se no, il manicomio?Ma Alda, anche lì, non ha smesso di essere viva.
Tra quelle mura ha scritto.
Ha lavorato.
Ha scritto tante poesie.
Perché Alda sapeva come sistemare le parole nel modo giusto, nel modo di non morire.Ecco cosa la rende così importante per me.
Non solo i versi belli, non solo le immagini potenti o il talento.
Alda è un esempio di resistenza attraverso la scrittura.
Ha trasformato la sofferenza in parole.
Ha preso il dolore e l’ha fatto diventare poesia.
Non per compiacere nessuno. Non per decorare. Ma per rimanere viva.Nelle sue poesie, nei suoi frammenti, Alda non è mai finta.
È tutta vera.
Vera nella passione, nella follia, nella dolcezza, nella rabbia.
È una donna che ha fatto della parola una casa.
Una donna che, invece di sparire, ha deciso di esistere più forte.Penso spesso a lei quando mi mancano le forze.
Quando il mondo sembra voler zittire le voci troppo sensibili, troppo fragili, troppo vere.
In quei momenti apro una sua pagina, e lei c’è.
Mi guarda senza giudicare.
Mi dice: “Scrivi. Respira. Tu sei.”
E io mi affido a lei.Alda Merini è un’autrice importantissima da leggere oggi.
Anzi, forse oggi più di prima.
Perché viviamo in un tempo in cui le emozioni profonde fanno paura.
In cui si preferisce la superficie, l’apparenza, il rumore.
E invece Alda ha fatto della profondità la sua voce.
Del silenzio, una stanza di poesia.
Della follia, un giardino.
E della scrittura, una sopravvivenza.Io penso che chi legge Alda non può restare indifferente.
Non la si può leggere a metà.
O si entra nel suo mondo, o si resta fuori.
Ma se ci entri… allora qualcosa cambia.Alda non scriveva per essere capita.
Scriveva per non morire.E a me, questo, parla più di mille insegnamenti accademici.
Scrivo queste righe con emozione.
Perché parlare di Alda per me è come parlare a un’amica che non ho mai incontrato, ma che conosco meglio di molte altre.
È come ricordare una sorella che non c’è più, ma che è viva.
Sì, è viva.
Viva nelle sue poesie.
Viva nelle sue frasi scritte sui muri, sui quaderni, sulle labbra di chi la ama.
Viva nei miei pensieri.E quando mi sento sola, o fragile, o inascoltata, io la chiamo.
A volte basta una frase. A volte basta sapere che Alda c’è.E se oggi scrivo tutto questo, è perché voglio che anche tu, che stai leggendo, possa sentirla.
Alda Merini è viva.
E io la ascolto ancora.#LetteraturaContemporanea #poesia #AldaMerini #ParolePerRiflettere #ScriverePerVivere
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Non serve capire tutto.
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Resta un momento.
Leggi con calma.
E se vuoi, torna quando vuoi.Marina, una bambina vivace e capricciosa, aveva stretto un patto silenzioso con il mare prima ancora di pronunciare le sue prime parole. Anche se il mondo visibile le rimaneva oscuro, il mare le si presentava in una sinfonia di suoni, odori e sensazioni che dipingevano nella sua mente paesaggi di infinita bellezza.
Il mare per Marina era un compagno di giochi instancabile. Ogni giorno, guidata dalla mano sicura di suo padre, scendeva lungo il sentiero che serpeggiava fino alla spiaggia. Non appena i suoi piedi scalzi toccavano la sabbia umida, Marina correva verso l’acqua, ridendo mentre il vento giocava con i suoi capelli.
Un giorno di fine estate, mentre il cielo era un tumulto di nuvole minacciose, Marina sentì il mare più irrequieto del solito. Le onde si infrangevano sulla spiaggia con una forza che vibrava fino al suo cuore giovane. Nonostante il cielo grigio e il vento forte, la bambina non si tirò indietro. Sentiva l’acqua chiamarla, una chiamata che risuonava con un tono più profondo e urgente.
Marina avanzò fino a quando l’acqua le lambì le ginocchia, poi le cosce, infine la cintura. Ogni onda che la colpiva era come un abbraccio potente e rassicurante del mare. L’aria era saturata di schizzi e il rumore dell’acqua era ovunque, un canto che solo lei sembrava capire appieno.
All’improvviso, una grande onda si levò davanti a lei, più alta e imponente delle altre. Marina non ebbe paura; al contrario, un sorriso spuntò sulle sue labbra mentre si preparava a incontrarla. L’onda la sollevò, portandola in alto come se volesse mostrarle il mondo che lei non poteva vedere. Per un attimo, Marina si sentì volare, poi l’acqua la riportò giù con dolcezza, come una madre che posa un neonato nella culla.
Quando l’onda si ritirò, Marina rimase sdraiata sulla sabbia bagnata, ridendo sotto la pioggia leggera che aveva iniziato a cadere. Sentì il mare ritirarsi e avanzare, in un ritmo che pulsava come il suo respiro. Ogni volta che le onde si ritiravano, sembravano portare via con sé i suoi pensieri pesanti, lasciandola leggera e libera.
Il mare le raccontava storie di navi coraggiose e di tempeste feroci, di tesori nascosti nelle profondità e di creature fantastiche che danzavano tra i coralli. E in giorni come quello, quando il mare mostrava la sua forza indomabile, Marina sentiva di appartenere a quel mondo misterioso e potente più di quanto appartenesse alla terra ferma.
Rientrando a casa con suo padre, con i capelli ancora bagnati e l’odore del sale che le avvolgeva come un mantello, Marina sapeva che il mare aveva ancora molto da insegnarle. E lei era pronta ad ascoltare, ad imparare, e soprattutto, a rispondere al suo eterno, affascinante richiamo.
#Letteratura #scrivere #Riflettere #Cultura #Balestratehttps://www.palermotoday.it/cronaca/balestrate-poeti-premiati-balestre-argento.html