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     L’amore

    11 ottobre 2025
    Voce degli altri

    L’amore non si gestisce,

    si costruisce con mani nude,

    tra le schegge dei giorni e i respiri sospesi.

    L’amore si fa,

    non si controlla,

    nasce dove finisce la paura,

    vive solo di verità,

    come un bambino che non conosce bugie.

    L’amore è compassione,

    è la ferita che non giudica,

    la carezza che non chiede permesso.

    È gioire insieme,

    piangere insieme,

    riconoscersi nel silenzio e nel caos.

    L’amore è capire tutte le sue lettere

    senza volerle aggiustare,

    è lasciare che l’altro sia vento,

    che passi e torni,

    che resti e voli.

    L’amore non è possesso ma presenza,

    non è destino ma scelta,

    è la voce che resta anche quando tace,

    è la luce che non pretende,

    è il perdono che abita le mani.

    L’amore è questo:

    un infinito da imparare ogni giorno,

    una casa senza chiavi,

    una fiamma che non brucia,

    ma illumina.

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    L’importanza di condividere e non isolarsi 

    30 settembre 2025
    Parole per meditare

    Viviamo in un tempo in cui la connessione è ovunque: messaggi istantanei, social network, chiamate a distanza. Eppure, mai come oggi, molte persone si sentono sole. L’isolamento non è soltanto una scelta, a volte è una difesa: ci si chiude per paura di non essere compresi, per timore del giudizio, o perché crediamo di dover affrontare tutto da soli.

    Ma la verità è che la condivisione alleggerisce i pesi, moltiplica le gioie e ci fa crescere. Condividere non significa raccontare tutto a tutti, ma scegliere con chi aprirsi, imparando a fidarsi e a lasciarsi aiutare. La solitudine non scelta può diventare una prigione silenziosa; la condivisione, invece, un ponte verso la libertà.

    Quando comunichiamo le nostre emozioni, i nostri dubbi, perfino le nostre fragilità, diamo agli altri la possibilità di specchiarsi in noi e di sentirsi meno soli a loro volta. È uno scambio reciproco che arricchisce entrambe le parti.

    La vita diventa più sopportabile quando si capisce che non siamo isole, ma continenti che si sfiorano, si incontrano, si sostengono.

    Parla apertamente con una persona di fiducia, anche solo pochi minuti di conversazione sincera possono cambiare la prospettiva. Scrivi i tuoi pensieri e leggili ad alta voce a qualcuno, la scrittura condivisa è un grande strumento di connessione. Unisciti a un gruppo, che sia di lettura, sport, arte o volontariato, stare in comunità crea legami spontanei. Non aspettare il momento perfetto, condividere è importante proprio quando non ci sentiamo pronti. Fai la prima mossa, non aspettare che siano gli altri a scriverti o chiamarti, prova tu. Accetta l’imperfezione, non serve avere la frase giusta o il tono migliore, autenticità batte perfezione. Ascolta con attenzione, condividere non è solo parlare ma anche saper ricevere ciò che l’altro porta. Pratica la gratitudine reciproca, ringrazia chi ti ascolta e lascia che ringrazino te. Riscopri i piccoli gesti, una passeggiata insieme, un caffè, una lettera cartacea: la vicinanza si coltiva anche così. Non aver paura di chiedere aiuto, dire “ho bisogno” è segno di coraggio, non di debolezza.

    Le braci di Sándor Márai, un romanzo sull’amicizia, la verità e il dialogo che unisce e divide.

    Follia di Patrick McGrath, per comprendere i rischi dell’isolamento emotivo.

    La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano, un racconto profondo sulla difficoltà di condividere e sull’importanza dell’incontro.

    L’arte di ascoltare e mondi possibili di Marianella Sclavi, un saggio pratico sull’ascolto come strumento di connessione.

    Le relazioni che curano di Luigi Cancrini, per capire quanto la vicinanza agli altri influisca sul nostro benessere.

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    Seguire l’intuizione, non il richiamo

    26 settembre 2025
    Racconti e visioni brevi

    Il mare mi parla

    con la voce dei miei silenzi,

    mi consegna schiume che sanno di memoria,

    e nel suo ventre riconosco

    l’antica sete di libertà,

    la mia carne fiorisce come isola

    che non vuole catene,

    solo la verità del vento

    e l’intuizione che mi guida.

    Non bisogna mai fidarsi delle sirene,

    voci ingannevoli che cercano di trascinarti,

    intrecciando melodie stregate,

    perché tu ascolti,

    perché tu ceda al loro richiamo.

    Le sirene non sono mai state una favola,

    sono tutt’altro,

    fatte di voci di gregge,

    di voci di popolo che non conosce ragione,

    urli disperati che emergono dagli abissi,

    eco di dolori antichi, di solitudini nascoste.

    Quando mi raccontano di una sirena,

    che ha innamorato un principe naufrago,

    vedo solo un’anima persa,

    già annegata nel proprio tormento,

    intrappolata nel lamento,

    di una bellezza che inganna,

    di una bellezza che illude.

    Le sirene cantano la promessa,

    di ciò che non sarà mai,

    e chi le segue,

    si perde nelle correnti,

    nelle profondità di un mare

    che non conosce pietà.

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    Non siamo nate per il silenzio 

    15 settembre 2025
    Racconti e visioni brevi

    Essere donna è abitare un confine
    dove il desiderio e la fragilità si baciano,
    dove la carne diventa parola
    e la parola si fa rivolta.

    Non siamo nate per il silenzio:
    siamo nate per dire il mondo,
    per portarlo in grembo
    e restituirlo trasformato.

    Ogni cicatrice che porto
    non è segno di sconfitta,
    ma geografia del coraggio,
    mappa di battaglie vinte e perse
    nel segreto delle mie notti.

    Penso che la vita sia questo:
    un continuo fiorire,
    anche quando l’inverno sembra eterno.
    Un atto di fede ostinata,
    un canto che nessuna paura
    può spegnere davvero.

    Essere donna è amare
    con il corpo e con la mente,
    avere radici e ali insieme,
    non chiedere permesso alla luce
    per brillare.

    È respirare la vita come fosse bacio,
    fare della pelle un altare
    e del cuore un tamburo che resiste.
    È lasciare che il fuoco dell’amore
    ci attraversi come tempesta,
    ma anche custodire la dolcezza
    di un abbraccio che lenisce.

    Essere donna è conoscere la fame e la sete,
    non solo del pane,
    ma della dignità e della giustizia.
    È scrivere con il sangue delle antenate
    un inno che attraversa i secoli,
    è gridare con voce di terra e di acqua
    che la libertà non è un lusso,
    ma respiro naturale.

    Siamo madri anche quando non generiamo,
    perché sappiamo accogliere e nutrire,
    perché il mondo ci attraversa
    e noi lo restituiamo con occhi nuovi.
    Siamo amanti anche quando non tocchiamo,
    perché il desiderio vive nei nostri sogni,
    nei nostri gesti quotidiani,
    nella poesia che ci abita.

    Essere donna è guardare in faccia la notte
    e continuare a tessere la speranza,
    sapendo che la nostra forza
    non è fatta di dominio,
    ma di ostinata tenerezza.

    Siamo vento e siamo radici,
    siamo ombra e siamo fiamma.
    Siamo la prova che la vita
    non si lascia rinchiudere in nessun recinto.

    E allora mi dico che essere donna
    è un privilegio e una sfida,
    una danza che mescola amore e rivoluzione,
    una promessa di futuro
    che continua a rifiorire,
    anche quando sembra impossibile.

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    Ho visto

    9 settembre 2025
    Poesia consapevole

    Ho visto la notte graffiarmi la pelle,
    i sogni caduti, le stelle ribelli,
    eppure nel buio trovavo il cammino,
    una voce segreta che chiama vicino.

    Ho amato chi mai sapeva restare,
    ho dato parole che non sai contare,
    e mentre il silenzio bruciava le vene
    io scrivevo versi, catene su catene.

    Il mondo è una gabbia dipinta d’argento,
    ti illude di pace, ti ruba l’incanto,
    ma dentro ogni cuore che trema e che osa
    c’è ancora il profumo selvaggio di rosa.

    Ho pianto sui giorni che non tornavano,
    sulle bocche mute che non parlavano,
    e ho riso soltanto quando ho compreso
    che il dolore, se accolto, diventa un paese.

    Non temo la morte, la porto con me,
    compagna di strada, sorella di sé,
    mi sussurra piano che tutto è già scritto,
    ma che vivere resta il più santo conflitto.

    E allora cammino, scalza nel vento,
    con mille ferite ma un solo tormento:
    restare me stessa, nel fango e nel bene,
    cantare la vita che brucia le vene.

    Perché io sono fuoco che mai si consuma,
    sono piaga aperta, ma anche la piuma,
    sono l’urlo e la carezza sottile,
    l’inferno, il perdono, la gioia, l’aprile.

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    Le forbici del re 

    5 settembre 2025
    Racconti e visioni brevi

    Le forbici del Re

    Il Re dei Forti aveva un paio

    di forbici d’oro col manico gaio.

    “Taglio le lacrime, cucio i silenzi,

    spavento i timidi, premio i violenti.”

    Camminava fiero, senza tremare,

    strappando i sogni a chi osava sognare.

    “Nel mio regno — diceva — vietato sentire!

    Chi è fragile, taccia. Chi sogna? Dormire.”

    Ma un giorno passò, senza farci caso,

    una bambina col viso raso

    di ferite leggere, ma tutte vere,

    con dentro il cielo, le notti, il sapere.

    “Cos’hai lì?” chiese il Re infastidito.

    “Una poesia che non hai mai udito.”

    Lei aprì la bocca, ma non disse niente:

    solo un silenzio, tondo, pungente.

    Il Re alzò le forbici, pronte a tagliare,

    ma il silenzio era troppo per poterlo afferrare.

    Gli entrò negli occhi, gli fece tremare

    perfino il trono… e cadde a pensare.

    Da quel giorno il Re — dicono in tanti —

    usa le forbici solo per i nastri

    dei regali che ora sa fare

    a chi ha il coraggio… di non comandare.

    Riflessione

    Viviamo in un tempo che premia la forza come apparenza, la voce più alta, il passo più deciso. Ma c’è una forza che non si impone: è quella che nasce dal dolore vissuto e trasformato, dal silenzio ascoltato fino in fondo. I fragili non sono deboli. Sono profondi. E proprio per questo fanno paura ai re di ogni tempo, che tagliano ciò che non comprendono.

    Questa poesia è un invito a riconsiderare il potere: non più come dominio, ma come capacità di accogliere l’altro senza piegarlo. Il Re cade solo quando si lascia toccare. E il mondo cambia non quando vince chi grida, ma quando resiste chi non smette di sentire.

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    Oriana Fallaci: perché leggerla oggi

    1 settembre 2025
    Voce degli altri

    Ci sono autori che non appartengono soltanto al loro tempo. Oriana Fallaci è una di loro. La sua scrittura attraversa le generazioni, capace di restare viva e pungente anche in un mondo che corre veloce, dove le notizie si consumano in pochi secondi e la memoria sembra dissolversi altrettanto rapidamente.

    Leggerla oggi significa riscoprire un linguaggio diretto, senza paura di ferire o scuotere. Significa entrare in un pensiero che non arretra davanti al conflitto, che non cerca il consenso facile ma pretende attenzione, riflessione, coscienza critica. La sua penna era una lama: lucida, affilata, a volte scomoda. Ed è proprio per questo che è necessaria nella modernità.

    In un’epoca di informazione frammentata, Oriana Fallaci ci ricorda la forza dell’approfondimento, del racconto personale che diventa universale, dell’impegno civile che si nutre di coraggio. Le sue parole ci insegnano che la scrittura può essere resistenza, ma anche amore per la verità, per la libertà, per l’essere umano nella sua vulnerabilità.

    Perché leggerla oggi

    Per la sua onestà brutale: in un mondo che spesso indossa maschere, la sua voce rimane nuda e autentica. Per la capacità di unire giornalismo e letteratura: ogni suo libro è un viaggio narrativo che supera i confini del reportage. Per il coraggio femminile: Fallaci è stata una donna che ha conquistato spazi allora impensabili, un modello di indipendenza e forza. Per la sua attualità: i suoi interrogativi sulla guerra, sul potere, sull’amore e sulla morte continuano a parlare a noi, oggi.

    I libri che consiglio di leggere

    Lettera a un bambino mai nato – Un libro intimo, potente, che affronta il tema della maternità, della libertà e della responsabilità con una profondità universale.

    Un uomo – L’opera che racconta la vita e la lotta del compagno Alexandros Panagulis, ma che diventa anche una grande storia d’amore e di resistenza.

    Intervista con la storia – Una raccolta di interviste ai protagonisti del Novecento, che dimostra quanto la parola possa svelare più di mille documenti.

    Insciallah – Romanzo complesso e intenso, ambientato in Libano, che riflette sulla guerra e sulla fragilità umana.

    Leggere Oriana Fallaci oggi è come ascoltare una voce che non vuole lasciarci dormire, che ci chiede di essere cittadini svegli, donne e uomini consapevoli. Non è mai un incontro comodo, ma è sempre un incontro necessario.

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    Io non salvo nessuno 

    29 agosto 2025
    Racconti e visioni brevi

    Io non faccio la crocerossina per nessuno. Nessun uomo, nessun principe, nessun cavaliere senza cavallo. Ho smesso di pensare che l’amore sia una missione di salvataggio, che debba mettermi in ginocchio per raccattare pezzi di un uomo rotto, aggiustarlo con il mio amore e sperare che un giorno mi ringrazi. No, grazie. Non ho tempo da perdere a fare la colla per chi non sa stare in piedi da solo.

    Nel XXI secolo abbiamo tutto: internet, smartphone, AI che ci rispondono meglio di certi esseri umani. Eppure, abbiamo perso il senso del contatto. Ti dicono che ti vogliono bene con un like, ti dicono che gli manchi con un cuore su una storia Instagram. E poi? E poi niente. Ti trovi da sola, con una pila di notifiche e nessuna mano vera da stringere.

    C’è chi ancora aspetta il principe azzurro, spera, sogna, si fa bella per il fantasma di un’idea che le hanno inculcato da piccola. E poi ci sono io. Io che so che il principe azzurro è una truffa ben confezionata, un’illusione romantica per farci stare buone, mentre intanto il mondo va avanti e noi restiamo ferme, immobili, ad aspettare uno che nemmeno sa come si cambia una lampadina.

    Io vado avanti da sola. Perché ho capito che la libertà è più preziosa dell’amore, che il rispetto di sé vale più di mille messaggi dolci. Ho capito che se aspetto qualcuno che mi completi, resterò sempre a metà. E io non voglio essere metà di niente. Voglio essere intera, voglio essere mia.

    E no, non sono cinica. Non sono arrabbiata. Sono sveglia. Perché il XXI secolo è il secolo della tecnologia, del progresso, delle donne che non devono più mendicare attenzioni. È il secolo in cui una può essere stronza e fiera di esserlo, perché essere buona non paga, e fare la brava ragazza porta solo delusioni.

    E alla fine? Alla fine, chi vuole venire con me viene. Chi mi vuole accanto, mi segue senza che io debba trascinarlo. Perché io non salvo nessuno. Io non guarisco nessuno. Io non aggiusto nessuno.

    Io mi salvo da sola. E fanculo a chi dice il contrario.

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    Fuori posto, al centro del mondo

    25 agosto 2025
    Racconti e visioni brevi

    Mi sento una donna coraggiosa, abbastanza “fuori posto” per chi resta ancorato a una visione antica e logora del mondo. Un mondo in cui il patriarcato detta ancora le sue regole non scritte, in cui la voce della donna è spesso sminuita, silenziata o ignorata. In una società che fatica ad abbandonare una visione maschilista, io scelgo di alzare la testa, di non abbassare lo sguardo, di non scusarmi per la mia forza, la mia intelligenza, la mia libertà.

    Essere una donna consapevole oggi significa, spesso, scontrarsi con modelli sociali che cercano di definire cosa possiamo essere e cosa no. È resistere a chi ci vuole “meno”, a chi ha paura di una donna che pensa, che agisce, che sceglie per sé. Ma è proprio in questa resistenza che si radica il coraggio: il coraggio di vivere fuori dalle righe, di essere scomoda, di non conformarsi.

    Sono fuori posto, sì, ma non perché io sia sbagliata: è il posto che deve cambiare. È il mondo che deve imparare ad accogliere tutte le voci, soprattutto quelle che per secoli sono state messe a tacere.

    Il mio corpo, la mia mente, il mio spazio non sono proprietà altrui. Sono il territorio sacro della mia identità, e chi mi guarda con diffidenza o fastidio lo fa perché non riesce a controllare ciò che non comprende. Ma non sono qui per farmi capire da chi non vuole ascoltare. Sono qui per esistere, per ispirare, per lottare, e se necessario, per spingere altre donne a reclamare la loro stessa forza.

    Non c’è niente di più potente di una donna che sa chi è. Una donna che rifiuta di piegarsi alle aspettative e che trasforma ogni “fuori posto” in un nuovo centro. Una donna che non chiede il permesso per essere libera.

    E se il prezzo della libertà è la solitudine, l’incomprensione o lo scontro, allora lo pago volentieri. Perché non c’è niente di più dignitoso che vivere secondo la propria verità, anche quando questa verità scuote, disturba o scandalizza.

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    Venere in me 

    23 agosto 2025
    Poesia consapevole

    Venere in me

    Tante volte mi sento bella,
    così pura, così certa nei miei pensieri.
    Come Venere, nata dalla schiuma del mare,
    mi specchio nella mia stessa grazia,
    nei miei riflessi che sfuggono alla superficialità del mondo.

    La bellezza è una virtù,
    non un capriccio, ma una forza,
    che scorre nelle vene, che pulsa in ogni battito.
    E io la voglio, la inseguo, la faccio mia,
    come la terra reclama il suo cielo,
    come Venere possiede ogni sguardo senza chiedere permesso.

    Ma la bellezza non è solo pelle,
    è un’onda che avvolge l’anima,
    è la luce che filtra nelle crepe,
    è ciò che resta quando il caos si placa,
    è il segreto che nascondo tra le pieghe dei miei pensieri.

    Chi non ha bellezza,
    è morto mentre respira,
    un involucro vuoto, senza colore.
    Ed io, come Venere, sono viva,
    nelle linee invisibili del mio volto,
    nelle mie imperfezioni che raccontano storie.

    Che la bellezza sia il mio scudo,
    la mia rivoluzione silenziosa,
    che mi accompagni come un eco nelle strade moderne,
    eterna, audace, sempre mia,
    come Venere, la dea che porto dentro di me.

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Vanessa Fazzolari

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