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    Amori letterari, storie che si somigliano

    6 luglio 2025
    Racconti e visioni brevi

    Scrivere amando significa attraversare la pagina come si attraversa una vita: con coraggio, con timore, con desiderio di guarire.

    Ogni volta che l’amore viene scritto, in un romanzo, in una poesia, in un racconto, esso non si limita a raccontare una storia, ma diventa atto di cura, di conoscenza, di rivelazione.

    Scrivere l’amore significa anche guarirlo: portarlo alla luce, accettarne le sfumature, lasciarlo respirare.

    Perché l’amore, nella letteratura, non è mai semplice. È un caleidoscopio di emozioni, un intreccio di attese, mancanze, sussurri e tempeste. È la parte più fragile e più potente di noi.

    In questo viaggio, scopriamo insieme i tipi di amore più profondi e ricorrenti nella letteratura.

    L’amore tragico: quello che consuma e brucia

    È l’amore che ha il sapore della fine, quello che si oppone al mondo, alle regole, e che proprio per questo è destinato a spegnersi.

    Pensa a Romeo e Giulietta di Shakespeare, oppure ad Anna Karenina di Tolstoj: passioni che si trasformano in abisso, che strappano ogni certezza e trascinano tutto con sé.

    L’amore ideale e platonico: quello che esiste nell’anima

    In questi amori l’altro diventa quasi un’icona, una guida spirituale, come Beatrice per Dante nella Vita Nuova.

    Non c’è corpo, non c’è contatto, ma pura contemplazione. L’amore diventa un cammino interiore, una porta verso il mistero e la bellezza assoluta.

    L’amore proibito: la passione che sfida ogni limite

    È l’amore che sa di trasgressione, quello che si vive nell’ombra, sfidando i giudizi e la morale.

    Emma Bovary in Madame Bovary di Flaubert incarna questo desiderio di evasione, di amori nascosti che però spesso portano a una caduta inevitabile.

    L’amore che salva: il sentimento che guarisce

    Ci sono amori che curano le ferite, che aiutano a rinascere.

    Sono legami che restituiscono fiducia e respiro, e che sanno accogliere l’altro nella sua interezza.

    A volte, anche i romanzi più cupi, come Cime tempestose, custodiscono nel loro cuore questa forma di amore, capace di unire perfino oltre la morte.

    L’amore egoista e narcisista: il bisogno che si traveste da amore

    Non sempre amare significa donarsi: ci sono amori che nascono dal bisogno di possesso, dall’illusione di colmare un vuoto personale.

    Ne Il Grande Gatsby di Fitzgerald, l’amore di Gatsby per Daisy è più un’ossessione che un vero sentimento, una proiezione narcisistica di un sogno di riscatto.

    L’amore in sospeso: quello mai davvero vissuto

    Ci sono amori che restano nell’aria, che non si compiono mai del tutto, ma che per questo rimangono vivissimi.

    L’amore ai tempi del colera di García Márquez racconta questa lunga attesa, questo amore che vive di speranze, di lettere e di sguardi che durano una vita intera.

    L’amore-amico: la complicità che si trasforma

    Amore e amicizia, a volte, si confondono. Nei romanzi di formazione, spesso l’amore nasce tra chi condivide il cammino, in un legame fatto di fiducia, ironia e complicità.

    Questi amori hanno il sapore di un rifugio sicuro, dove essere finalmente sé stessi.

    Alla fine, ogni amore è una storia da raccontare

    Ogni volta che leggiamo di un amore, anche il nostro cuore si mette in gioco.

    Forse è proprio questo il segreto della letteratura: offrirci una lente attraverso cui guardare i nostri desideri, le nostre ferite, la nostra voglia di amare, in qualunque forma.

    10 libri in cui immergersi per scoprire le sfumature dell’amore nella letteratura

    Anna Karenina – Lev Tolstoj

    Per chi vuole comprendere l’amore tragico, la passione distruttiva e il conflitto tra cuore e società.

    La Vita Nuova – Dante Alighieri

    Per chi cerca l’amore ideale e spirituale, che illumina l’anima e conduce alla poesia.

    Madame Bovary – Gustave Flaubert

    Per esplorare l’amore proibito e il desiderio di evasione che sfida ogni regola.

    Cime tempestose – Emily Brontë

    Per chi vuole immergersi nell’amore oscuro, tormentato e ossessivo che non muore mai.

    Il Grande Gatsby – F. Scott Fitzgerald

    Per riflettere sull’amore narcisistico, sui sogni irraggiungibili e sul desiderio di possesso.

    L’amore ai tempi del colera – Gabriel García Márquez

    Per assaporare l’amore che resiste al tempo e si nutre di attesa.

    Orgoglio e pregiudizio – Jane Austen

    Per chi desidera leggere di un amore che nasce dall’orgoglio e cresce nella comprensione reciproca.

    Lettere a Milena – Franz Kafka

    Per chi vuole conoscere l’amore epistolare, fragile e intensamente intellettuale.

    Il dolore – Marguerite Duras

    Per chi cerca l’amore in tempo di guerra, con tutta la sua crudezza e vulnerabilità.

    L’amica geniale – Elena Ferrante

    Per chi vuole scoprire l’amore che si intreccia all’amicizia, tra dipendenza e libertà.

    E tu, quale forma di amore ti accompagna oggi?

    Raccontamelo nei commenti: ogni amore condiviso è un altro frammento di questo grande romanzo che chiamiamo vita.

    1 commento su Amori letterari, storie che si somigliano
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    Io, al primo posto 

    5 luglio 2025
    Poesia consapevole

    Io al primo posto, io.
    Con tutta la mia bellezza,
    con tutta la fiducia che in questi anni ho conquistato.
    Io al primo posto,
    con la mia sicurezza,
    con gli occhi puntati verso l’obiettivo.

    Io al primo posto, perché la vita te la vivi tu,
    tutti i giorni.
    Io, al primo posto,
    con le mani che sanno stringere forte
    e i piedi che non temono più il cammino.

    Io, che ho pianto senza far rumore,
    che ho amato senza risparmio,
    che ho perso, che ho vinto,
    che ho imparato a non chiedere scusa
    per il solo fatto di esistere.

    Io al primo posto,
    perché nessuno verrà a salvarmi,
    perché l’amore più grande è quello che mi devo.
    Io, al primo posto,
    perché finalmente so chi sono.

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    Difesa sacra 

    3 luglio 2025
    Poesia consapevole

    Nessuno ti può annientare,

    sei tempesta e radice,

    sei la quercia che danza col vento

    ma non si spezza.

    Che nessuno venga a strapparti,

    a toccarti senza il tuo consenso,

    che nessuno osi calpestare il tuo giardino,

    né coglierti come frutto maturo

    da un ramo che si ostina a restare in alto.

    Non sei terra di conquista,

    né fiore da ornamento:

    sei selva viva,

    sei fuoco che non si addomestica.

    Non lasciare che ti sfiorino per gioco,

    che ti feriscano per noia,

    che ti tirino giù per sport.

    Difenditi, anche in silenzio,

    con la fierezza degli astri

    che nessuno afferra.

    Non permettere che ti rubino la pace,

    quella pace che hai cucito

    giorno dopo giorno,

    come una coperta

    sopra la tua pelle stanca.

    Quella pace che da bambini

    ci donava il sonno,

    quando i sogni avevano mani leggere,

    e che da grandi

    diventa un’isola che si sposta,

    un letto in cui il cuscino pesa

    più dei pensieri.

    Ricorda:

    sei il tuo rifugio,

    sei il tuo confine,

    sei il tuo sì

    e il tuo no.

    Lascia entrare solo chi sa

    accarezzarti senza spezzarti,

    solo chi porta luce

    senza volerti accendere a forza.

    Sii guardiana della tua quiete,

    perché quella,

    nessuno te la potrà più regalare.

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    Essere Vera 

    2 luglio 2025
    Poesia consapevole

    Ti sei chiesta quante volte

    hai ricominciato senza accorgertene?

    Quante volte hai camminato sul bordo

    eppure sei rimasta in piedi,

    anche senza sapere come?

    Non sei solo i tuoi successi,

    sei le volte in cui hai fallito

    e hai scelto comunque

    di rimettere insieme i pezzi,

    con mani tremanti

    e occhi lucidi di vita.

    Hai pianto in silenzio

    mentre gli altri ridevano,

    hai sorriso

    mentre dentro franava tutto.

    Hai detto “sto bene”

    come fosse un mantra,

    anche quando la verità

    non aveva più voce.

    Ma ascolta:

    non c’è niente di rotto in te.

    C’è solo il movimento della crescita,

    che a volte fa rumore,

    che a volte assomiglia al dolore

    ma è solo il passo prima

    di un altro tipo di pace.

    Tu sei come la terra

    dopo la pioggia:

    morbida, fertile,

    capace di far nascere cose nuove

    anche da un seme che sembrava morto.

    Non avere fretta di capire tutto.

    Non serve saper dare un nome

    a ogni ferita.

    Alcune guarigioni

    accadono solo quando smetti

    di combatterle.

    Lascia che il tempo ti trasformi.

    Non sei qui per essere perfetta,

    sei qui per essere vera.

    E la verità,

    quella più profonda,

    non urla: resta.

    Respira con te.

    Ci saranno giorni di sole

    e giorni che sembrano inverno.

    Ma tu sei tutte le stagioni,

    e nessuna di esse ti definisce.

    Ti basta essere

    la primavera che ritorna.

    Anche quando nessuno guarda.

    Anche quando nemmeno tu

    ci credi più.

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    La disciplina emotiva: imparare a sentire senza perdersi

    1 luglio 2025
    Parole per meditare

    Emozione

    È un lampo che scalda o brucia,

    un sussurro che a volte grida.

    È corpo che trema e cuore che sa,

    anche quando la mente non vuole ascoltare.

    È onda che travolge o carezza che resta.

    È mia. Anche quando mi fa paura.

    –

    Mi ci è voluto tempo per capirlo. Per anni, ho pensato che essere “troppo emotiva” fosse un difetto da correggere, una fragilità da mascherare dietro sorrisi di circostanza o razionalità forzata. Le emozioni forti mi facevano sentire inadeguata, fuori posto, sbagliata. Ma più cercavo di spegnerle, più mi bruciavano dentro. Finché un giorno ho fatto una scoperta semplice e potentissima: non devo soffocare quello che sento. Devo imparare a starci. A restare. A respirare, anche quando fa male.

    E da lì è iniziato tutto.

    La disciplina emotiva non è autocontrollo rigido, né freddezza. Non significa fingere di non provare nulla. Al contrario: vuol dire accogliere le emozioni con consapevolezza, senza farmi travolgere. È la capacità di stare con quello che sento, senza diventare ciò che sento. Un equilibrio sottile, a volte precario, ma fondamentale per vivere in modo pieno e autentico.

    Viviamo in una cultura che ci polarizza: da un lato ci chiede di essere razionali e distaccati, dall’altro ci invita a “seguire sempre il cuore”, senza filtri. Ma esiste una terza via, ed è quella della presenza emotiva. Una via fatta di ascolto interiore, piccoli gesti quotidiani e pazienza verso sé stessi.

    Disciplinare le emozioni non è controllarle. È imparare a stare con loro.

    È riconoscere quando sto per perdere la calma… e scegliere di respirare. È sentire l’ansia… e provare ad ascoltare cosa mi sta dicendo. È piangere senza giudizio… ma senza lasciarmi definire da quella tristezza. È non permettere a un momento di sconforto di distruggere legami importanti.

    Questa forma di disciplina non ha niente a che fare con la durezza. Al contrario, è una forza gentile. Una capacità silenziosa che trasforma il mio modo di relazionarmi: con me stessa, con chi mi è vicino, con il mondo.

    Se anche a te capita di sentirti sopraffattə dalle emozioni, sappi che non sei solə.

    Non sei “troppo sensibile”, non sei “esageratə”. Sei umano o umana. E come ogni essere umano, meriti di imparare a conoscere ciò che provi, senza paura e senza vergogna. Meriti uno spazio sicuro dove emozionarti, sbagliare, ricalibrarti. Dove sentire non è una colpa, ma un modo per vivere davvero.

    Ti va di condividere questo pensiero? Se ti risuona qualcosa in queste righe, lascia un commento: come vivi tu le emozioni forti? Hai trovato strategie che ti aiutano a non farti sommergere? Condividere può aiutare più di quanto immagini.

    20 libri per avvicinarsi alle emozioni (senza esserne travolti)

    Per adulti:

    “Intelligenza emotiva” – Daniel Goleman “Le emozioni che curano” – David Servan-Schreiber “La trappola della felicità” – Russ Harris “Donne che corrono coi lupi” – Clarissa Pinkola Estés “Le emozioni. Istruzioni per l’uso” – Umberto Galimberti “Il potere di adesso” – Eckhart Tolle “Il coraggio di essere imperfetti” – Brené Brown “Mindfulness per principianti” – Jon Kabat-Zinn “Emozioni distruttive” – Dalai Lama & Daniel Goleman “La forza delle emozioni” – Esther Perel

    Per bambini (e genitori):“Il mostro dei colori” – Anna Llenas “Che rabbia!” – Mireille d’Allancé “I colori delle emozioni” – Anna Llenas (versione pop-up) “La mia emozionoteca” – Cristina Petit “Il punto” – Peter H. Reynolds “Quando ho voglia di urlare” – Aurélie Chien Chow Chine “Emozioni!” – Maria Rita Parsi “Respira” – Inês Castel-Branco “Il pentolino di Antonino” – Isabelle Carrier “Ci sono bambini a zig-zag” – Gek Tessaro

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    Odia la coscienza 

    30 giugno 2025
    Poesia consapevole

    Nel silenzio assorto delle ore spente,

    una voce si leva — non grida, non mente.

    È la coscienza, stanca ma sveglia,

    che scruta il giorno con pupilla veglia.

    Non più cieco il passo tra i muri d’abitudine,

    né sordo all’eco delle proprie solitudini.

    La mente s’interroga, si piega, si tende:

    “Chi sono, che senso ha ciò che si apprende?”

    Tra la folla, un respiro distinto,

    tra mille volti, un dubbio dipinto.

    Non cerca verità d’oro né di vetro,

    ma il peso sincero di un pensiero retro.

    Sa che vivere è anche cadere a metà,

    e trovare bellezza dove il senso non sta.

    Che a volte il coraggio è solo restare

    in silenzio profondo, e continuare a pensare.

    Così cammina, non santo né eroe,

    ma essere umano che sogna e poi muore.

    E in quel breve passaggio, con voce leggera,

    accende domande — la sua vera preghiera.

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    La storia che ti racconti: è davvero tua?

    29 giugno 2025
    Racconti e visioni brevi

    Negli ultimi anni mi sono resa conto di quanto le parole che uso con me stessa influenzino ogni singola parte della mia vita. Non parlo solo del modo in cui mi parlo davanti allo specchio o nei momenti di crisi, ma proprio delle storie che continuo a ripetermi — quelle invisibili, silenziose, che guidano le mie scelte senza che me ne accorga. Storie che mi dicono chi sono, cosa posso fare, cosa merito. Alcune le ho create io, altre mi sono state cucite addosso. E per tanto tempo non ho mai pensato di poterle cambiare.

    Poi qualcosa è scattato. Ho iniziato a guardare quelle frasi con un occhio più lucido, più gentile. Mi sono chiesta: “E se questa non fosse l’unica versione possibile di me?”

    Questa riflessione mi ha portata a riscrivere la mia narrativa, poco a poco. Non per fingere di essere qualcun altro, ma per tornare a essere più me stessa.

    Se anche tu senti che alcune storie su di te ti stanno strette, forse questo post può offrirti qualche spunto per alleggerire quel peso.

    E se ti va, raccontami nei commenti qual è la frase che senti di dover riscrivere nella tua vita — o condividi questo articolo con qualcuno che, come te, sta cercando un nuovo modo di raccontarsi.

    Ascolta le tue frasi automatiche Ogni volta che dici “io sono sempre stato così” o “non riuscirò mai”, fermati. Quelle frasi non descrivono chi sei, ma chi credi di essere. E spesso sono parole prese in prestito da qualcun altro. Chiediti: a chi appartiene questa storia? Molte convinzioni su di te derivano da frasi sentite da genitori, insegnanti, ex partner. È ora di capire quali sono davvero tue e quali puoi lasciare andare. Rileggi il tuo passato con occhi nuovi Ogni fallimento, ogni errore, ogni “non ce l’ho fatta” può essere riletto come fase di crescita. Non per romanticizzarlo, ma per ridargli senso. Cambia il linguaggio che usi con te stesso Invece di dire “sono un disastro con le relazioni”, prova con “sto imparando cosa vuol dire stare bene con qualcuno”. Le parole modellano la realtà. Pratica la gratitudine verso la versione passata di te Anche quella che ha fatto scelte sbagliate. Senza quella versione, non saresti dove sei ora. Interrompi il dialogo interno tossico Se non diresti certe cose al tuo migliore amico, non dirle nemmeno a te. Seriamente. Sii curioso, non giudicante Quando scopri un tuo “difetto”, non correre a etichettarlo. Osservalo, chiediti da dove arriva. Curiosità > autocritica. Ritagliati momenti di silenzio La confusione mentale spesso viene da troppe voci esterne. Il silenzio ti aiuta a risentire la tua voce, quella vera. Scrivi la nuova versione della tua storia Letteralmente. Prendi carta e penna e scrivi come ti vuoi raccontare d’ora in poi. Non dev’essere tutto realistico. Dev’essere possibile. Ricorda: puoi cambiare narrazione ogni volta che vuoi Non serve aspettare un evento speciale. Ogni giorno è un nuovo paragrafo. Può essere anche solo una virgola diversa. Ma quella virgola può cambiare il senso di tutto.

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    Scegliersi ogni giorno 

    28 giugno 2025
    Poesia consapevole

    Non basta il primo sguardo,

    né il lampo d’un sì detto in fretta.

    L’amore vero — quello che resta —

    si misura nei giorni senza festa.

    Saper scegliersi ogni giorno,

    tra il caos delle ore stanche,

    quando le parole pesano

    più delle promesse bianche.

    È guardarsi senza veli,

    nei silenzi troppo lunghi,

    e ancora scegliere l’altro

    tra mille dubbi e appigli funghi.

    È tendere la mano

    quando l’orgoglio grida “basta”,

    e trovare nella calma

    una scintilla che non guasta.

    Perché non è un dono certo,

    questo restarsi accanto,

    ma una danza imperfetta

    che rifiorisce nel tempo.

    E allora sì, scegliamoci,

    non per abitudine o dovere,

    ma come chi, ogni mattina,

    decide ancora di credere.

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    Scrivere l’orrore: storia e rinascita del genere horror

    27 giugno 2025
    Racconti e visioni brevi

    Ci sono notti in cui il buio non è solo assenza di luce. È voce. Presenza. Qualcosa che cammina al nostro fianco anche quando non vogliamo sentirlo. Crescendo, ho imparato che l’orrore più profondo non abita sempre in un mostro sotto il letto, ma nel silenzio che lasciamo crescere dentro. Nella memoria che ritorna, nella parola che manca.

    Scrivo horror perché nel terrore ritrovo sincerità. È un genere che non si vergogna di essere crudo, emotivo, imperfetto. L’horror non indossa filtri: mostra le crepe, le ferite, i desideri nascosti. E ci invita a guardarli. Per questo mi affascina.

    Poesia – “Mi segue l’ombra”

    Mi segue l’ombra,

    non ha volto né passi,

    ma sa dove ferisce la mia memoria.

    Nel silenzio fradicio del cuore

    ascolto la voce delle cose taciute.

    Un fiato caldo sulle scapole,

    una carezza che brucia come sale.

    Mi domando:

    è un sogno che muore

    o il risveglio che uccide?

    – Scritta da me, Vanessa Fazzolari

    La letteratura horror nasce dal bisogno di dare un volto alla paura. Prima ancora che fosse un genere, era una pulsione narrativa: raccontare l’inspiegabile, mettere parole al terrore, all’ignoto, alla morte.

    Tutto comincia nel XVIII secolo, con il romanzo gotico. Il castello di Otranto (1764) di Horace Walpole è considerato il capostipite: castelli infestati, apparizioni, segreti sepolti. Da lì, il brivido prende forma. Poi arriva Mary Shelley con Frankenstein (1818), e l’orrore diventa anche scientifico, morale, profondamente umano. Il mostro non è più solo fuori: è dentro l’uomo.

    Edgar Allan Poe porta la paura nel cuore della psiche. Scrive del delirio, del lutto, dell’ossessione. H.P. Lovecraft va oltre: il suo “orrore cosmico” racconta l’impotenza dell’uomo di fronte all’inconoscibile.

    A fine Ottocento, Bram Stoker firma Dracula, opera che fonde sensualità e minaccia, creando un’icona immortale. Nel Novecento, l’horror si moltiplica: Shirley Jackson con L’incubo di Hill House esplora la follia domestica; Richard Matheson con Io sono leggenda intreccia apocalisse e solitudine.

    Poi arriva Stephen King, il re dell’horror moderno. Carrie, Shining, It… i suoi romanzi raccontano le paure quotidiane con uno sguardo profondo e spietato: bullismo, isolamento, dipendenza, violenza familiare. King non scrive di mostri: scrive dell’uomo.

    Negli ultimi anni, il genere horror ha vissuto una trasformazione radicale. È diventato sociale, politico, intimo. Non più solo sangue e ombre, ma identità, traumi, marginalità.

    Autrici come Mariana Enriquez, con Le cose che abbiamo perso nel fuoco, parlano di violenza, femminismo, Sud America. Silvia Moreno-Garcia in Mexican Gothic fonde folklore e critica coloniale. Paul Tremblay, Carmen Maria Machado, Tananarive Due, raccontano l’orrore che nasce nei corpi, nelle famiglie, nei ricordi.

    Anche in Italia il genere si sta rinnovando. Giovani autori e autrici lo reinterpretano con uno sguardo contemporaneo, più psicologico e poetico, spesso contaminato da noir, realismo e autofiction. L’horror oggi è più vicino a noi che mai.

    Perché l’horror non mente. Scava, mette a nudo, attraversa il buio per restituire luce. È un modo per elaborare ciò che ci fa tremare, ma anche ciò che ci rende vivi. La paura, dopotutto, non è che il rovescio dell’amore: entrambe ci scuotono, ci fanno sentire.

    20 libri horror contemporanei da leggere oggi

    Le cose che abbiamo perso nel fuoco – Mariana Enriquez Una testa piena di fantasmi – Paul Tremblay La casa sull’argine – Daniela Raimondi Her Body and Other Parties – Carmen Maria Machado Mexican Gothic – Silvia Moreno-Garcia La casa delle voci – Donato Carrisi La notte che uccisi Jim Morrison – Luca Raimondi Il rituale – Adam Nevill Il silenzio della città bianca – Eva García Sáenz de Urturi The Only Good Indians – Stephen Graham Jones L’incubo di Hill House – Shirley Jackson Pet Sematary – Stephen King Bird Box – Josh Malerman The Fisherman – John Langan Il quinto figlio – Doris Lessing Questo giorno che incombe – Antonella Lattanzi Revenant – Redenzione – Katja Centomo Il segreto del bosco vecchio – Dino Buzzati Il bambino indaco – Marco Franzoso Il buio oltre la siepe – Roberto Camurri

    2 commenti su Scrivere l’orrore: storia e rinascita del genere horror
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    Consapevole 

    26 giugno 2025
    Poesia consapevole

    Non sono più la foglia trascinata,

    né il battito perso tra i rami del giorno.

    Cammino, e sento la terra rispondere

    al peso del mio pensiero.

    So dove mi spezzai,

    e dove ancora tremo.

    Ma non chiedo più alla notte

    di salvarmi dall’ombra.

    Ogni cicatrice ha un nome,

    una lezione che non s’insegna,

    un dolore che si trasforma

    in pelle nuova, più vera.

    Non mi basta respirare.

    Voglio scegliere l’aria,

    voglio riconoscere il cielo

    anche quando è grigio.

    Sono il silenzio dopo il grido,

    la luce che non brucia ma scalda.

    Non temo la verità:

    mi abita.

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