La voce di Alda non muore

Io adoro Alda.
Non riesco nemmeno a pensare a lei come qualcosa che appartiene al passato.
Per me, Alda Merini è viva.
È viva nei suoi versi pazzi, nei suoi versi passionali, nel suo modo chiaro e brillante di vedere la vita.

Alda è diversa, e io sento che questa sua diversità è ciò che la rende eterna.
Mi arriva così com’è: cruda, luminosa, disordinata, limpida. Non ha bisogno di filtri.
È una donna che non ha mai chiesto il permesso per esistere.
E io la amo proprio per questo.

Alda era donna.
Vera donna.
E questa verità, quella che si porta addosso con naturalezza, con dignità, con furia, era troppo per molti.
Lo so, lo sento: il suo marito sicuramente la temeva, e qualche volta voleva sfuggirle.

Perché stare accanto a una donna come Alda vuol dire mettere in discussione ogni certezza.
Vuol dire vivere vicino a un vulcano che scrive, ama, sanguina, urla e poi sussurra con la stessa forza.
E non tutti reggono una presenza così.

Allora perché, se no, il manicomio?

Lo ripeto spesso tra me e me.
Perché, se no, il manicomio?

Ma Alda, anche lì, non ha smesso di essere viva.
Tra quelle mura ha scritto.
Ha lavorato.
Ha scritto tante poesie.
Perché Alda sapeva come sistemare le parole nel modo giusto, nel modo di non morire.

Ecco cosa la rende così importante per me.
Non solo i versi belli, non solo le immagini potenti o il talento.
Alda è un esempio di resistenza attraverso la scrittura.
Ha trasformato la sofferenza in parole.
Ha preso il dolore e l’ha fatto diventare poesia.
Non per compiacere nessuno. Non per decorare. Ma per rimanere viva.

Nelle sue poesie, nei suoi frammenti, Alda non è mai finta.
È tutta vera.
Vera nella passione, nella follia, nella dolcezza, nella rabbia.
È una donna che ha fatto della parola una casa.
Una donna che, invece di sparire, ha deciso di esistere più forte.

Penso spesso a lei quando mi mancano le forze.
Quando il mondo sembra voler zittire le voci troppo sensibili, troppo fragili, troppo vere.
In quei momenti apro una sua pagina, e lei c’è.
Mi guarda senza giudicare.
Mi dice: “Scrivi. Respira. Tu sei.”
E io mi affido a lei.

Alda Merini è un’autrice importantissima da leggere oggi.
Anzi, forse oggi più di prima.
Perché viviamo in un tempo in cui le emozioni profonde fanno paura.
In cui si preferisce la superficie, l’apparenza, il rumore.
E invece Alda ha fatto della profondità la sua voce.
Del silenzio, una stanza di poesia.
Della follia, un giardino.
E della scrittura, una sopravvivenza.

Io penso che chi legge Alda non può restare indifferente.
Non la si può leggere a metà.
O si entra nel suo mondo, o si resta fuori.
Ma se ci entri… allora qualcosa cambia.

Alda non scriveva per essere capita.
Scriveva per non morire.

E a me, questo, parla più di mille insegnamenti accademici.

Scrivo queste righe con emozione.
Perché parlare di Alda per me è come parlare a un’amica che non ho mai incontrato, ma che conosco meglio di molte altre.
È come ricordare una sorella che non c’è più, ma che è viva.
Sì, è viva.
Viva nelle sue poesie.
Viva nelle sue frasi scritte sui muri, sui quaderni, sulle labbra di chi la ama.
Viva nei miei pensieri.

E quando mi sento sola, o fragile, o inascoltata, io la chiamo.
A volte basta una frase. A volte basta sapere che Alda c’è.

E se oggi scrivo tutto questo, è perché voglio che anche tu, che stai leggendo, possa sentirla.

Alda Merini è viva.
E io la ascolto ancora.

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One response to “La voce di Alda non muore”

  1. Avatar Giuseppe Quaranta
    Giuseppe Quaranta

    Ciao Vanessa bellissimo testo su Alda, complimenti per la chiarezza delle idee e della scrittura, fai venir voglia di scrivere come scrivi tu. Ti mando un saluto Giuseppe

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