
Ci sono notti in cui il buio non è solo assenza di luce. È voce. Presenza. Qualcosa che cammina al nostro fianco anche quando non vogliamo sentirlo. Crescendo, ho imparato che l’orrore più profondo non abita sempre in un mostro sotto il letto, ma nel silenzio che lasciamo crescere dentro. Nella memoria che ritorna, nella parola che manca.
Scrivo horror perché nel terrore ritrovo sincerità. È un genere che non si vergogna di essere crudo, emotivo, imperfetto. L’horror non indossa filtri: mostra le crepe, le ferite, i desideri nascosti. E ci invita a guardarli. Per questo mi affascina.
Poesia – “Mi segue l’ombra”
Mi segue l’ombra,
non ha volto né passi,
ma sa dove ferisce la mia memoria.
Nel silenzio fradicio del cuore
ascolto la voce delle cose taciute.
Un fiato caldo sulle scapole,
una carezza che brucia come sale.
Mi domando:
è un sogno che muore
o il risveglio che uccide?
– Scritta da me, Vanessa Fazzolari
La letteratura horror nasce dal bisogno di dare un volto alla paura. Prima ancora che fosse un genere, era una pulsione narrativa: raccontare l’inspiegabile, mettere parole al terrore, all’ignoto, alla morte.
Tutto comincia nel XVIII secolo, con il romanzo gotico. Il castello di Otranto (1764) di Horace Walpole è considerato il capostipite: castelli infestati, apparizioni, segreti sepolti. Da lì, il brivido prende forma. Poi arriva Mary Shelley con Frankenstein (1818), e l’orrore diventa anche scientifico, morale, profondamente umano. Il mostro non è più solo fuori: è dentro l’uomo.
Edgar Allan Poe porta la paura nel cuore della psiche. Scrive del delirio, del lutto, dell’ossessione. H.P. Lovecraft va oltre: il suo “orrore cosmico” racconta l’impotenza dell’uomo di fronte all’inconoscibile.
A fine Ottocento, Bram Stoker firma Dracula, opera che fonde sensualità e minaccia, creando un’icona immortale. Nel Novecento, l’horror si moltiplica: Shirley Jackson con L’incubo di Hill House esplora la follia domestica; Richard Matheson con Io sono leggenda intreccia apocalisse e solitudine.
Poi arriva Stephen King, il re dell’horror moderno. Carrie, Shining, It… i suoi romanzi raccontano le paure quotidiane con uno sguardo profondo e spietato: bullismo, isolamento, dipendenza, violenza familiare. King non scrive di mostri: scrive dell’uomo.
Negli ultimi anni, il genere horror ha vissuto una trasformazione radicale. È diventato sociale, politico, intimo. Non più solo sangue e ombre, ma identità, traumi, marginalità.
Autrici come Mariana Enriquez, con Le cose che abbiamo perso nel fuoco, parlano di violenza, femminismo, Sud America. Silvia Moreno-Garcia in Mexican Gothic fonde folklore e critica coloniale. Paul Tremblay, Carmen Maria Machado, Tananarive Due, raccontano l’orrore che nasce nei corpi, nelle famiglie, nei ricordi.
Anche in Italia il genere si sta rinnovando. Giovani autori e autrici lo reinterpretano con uno sguardo contemporaneo, più psicologico e poetico, spesso contaminato da noir, realismo e autofiction. L’horror oggi è più vicino a noi che mai.
Perché l’horror non mente. Scava, mette a nudo, attraversa il buio per restituire luce. È un modo per elaborare ciò che ci fa tremare, ma anche ciò che ci rende vivi. La paura, dopotutto, non è che il rovescio dell’amore: entrambe ci scuotono, ci fanno sentire.
20 libri horror contemporanei da leggere oggi
Le cose che abbiamo perso nel fuoco – Mariana Enriquez Una testa piena di fantasmi – Paul Tremblay La casa sull’argine – Daniela Raimondi Her Body and Other Parties – Carmen Maria Machado Mexican Gothic – Silvia Moreno-Garcia La casa delle voci – Donato Carrisi La notte che uccisi Jim Morrison – Luca Raimondi Il rituale – Adam Nevill Il silenzio della città bianca – Eva García Sáenz de Urturi The Only Good Indians – Stephen Graham Jones L’incubo di Hill House – Shirley Jackson Pet Sematary – Stephen King Bird Box – Josh Malerman The Fisherman – John Langan Il quinto figlio – Doris Lessing Questo giorno che incombe – Antonella Lattanzi Revenant – Redenzione – Katja Centomo Il segreto del bosco vecchio – Dino Buzzati Il bambino indaco – Marco Franzoso Il buio oltre la siepe – Roberto Camurri
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