Ci sono giorni in cui sento che la Terra non basta a contenere tutti i miei pensieri. Le domande restano sospese nell’aria, senza trovare un posto dove posarsi. Allora immagino di viaggiare altrove, non per fuggire, ma per respirare più profondamente. Viaggiare diventa un gesto silenzioso di cura: un modo per guardare la mia solitudine come si osservano le stelle, presenti anche quando sembrano invisibili. Scrivo così, aprendo una finestra dentro di me, per lasciare entrare luce e far uscire ciò che pesa. Per ricordarmi che, a volte, anche l’universo ha bisogno di compagnia, e che nei suoi spazi immensi posso imparare a non temere i miei vuoti.
Se io dovessi viaggiare a un altro pianeta
per ritrovare un amore perduto,
quello rimasto sulla Terra come un avanzo scadente,
Ho visto la notte graffiarmi la pelle, i sogni caduti, le stelle ribelli, eppure nel buio trovavo il cammino, una voce segreta che chiama vicino.
Ho amato chi mai sapeva restare, ho dato parole che non sai contare, e mentre il silenzio bruciava le vene io scrivevo versi, catene su catene.
Il mondo è una gabbia dipinta d’argento, ti illude di pace, ti ruba l’incanto, ma dentro ogni cuore che trema e che osa c’è ancora il profumo selvaggio di rosa.
Ho pianto sui giorni che non tornavano, sulle bocche mute che non parlavano, e ho riso soltanto quando ho compreso che il dolore, se accolto, diventa un paese.
Non temo la morte, la porto con me, compagna di strada, sorella di sé, mi sussurra piano che tutto è già scritto, ma che vivere resta il più santo conflitto.
E allora cammino, scalza nel vento, con mille ferite ma un solo tormento: restare me stessa, nel fango e nel bene, cantare la vita che brucia le vene.
Perché io sono fuoco che mai si consuma, sono piaga aperta, ma anche la piuma, sono l’urlo e la carezza sottile, l’inferno, il perdono, la gioia, l’aprile.
Tante volte mi sento bella, così pura, così certa nei miei pensieri. Come Venere, nata dalla schiuma del mare, mi specchio nella mia stessa grazia, nei miei riflessi che sfuggono alla superficialità del mondo.
La bellezza è una virtù, non un capriccio, ma una forza, che scorre nelle vene, che pulsa in ogni battito. E io la voglio, la inseguo, la faccio mia, come la terra reclama il suo cielo, come Venere possiede ogni sguardo senza chiedere permesso.
Ma la bellezza non è solo pelle, è un’onda che avvolge l’anima, è la luce che filtra nelle crepe, è ciò che resta quando il caos si placa, è il segreto che nascondo tra le pieghe dei miei pensieri.
Chi non ha bellezza, è morto mentre respira, un involucro vuoto, senza colore. Ed io, come Venere, sono viva, nelle linee invisibili del mio volto, nelle mie imperfezioni che raccontano storie.
Che la bellezza sia il mio scudo, la mia rivoluzione silenziosa, che mi accompagni come un eco nelle strade moderne, eterna, audace, sempre mia, come Venere, la dea che porto dentro di me.
Io al primo posto, io. Con tutta la mia bellezza, con tutta la fiducia che in questi anni ho conquistato. Io al primo posto, con la mia sicurezza, con gli occhi puntati verso l’obiettivo.
Io al primo posto, perché la vita te la vivi tu, tutti i giorni. Io, al primo posto, con le mani che sanno stringere forte e i piedi che non temono più il cammino.
Io, che ho pianto senza far rumore, che ho amato senza risparmio, che ho perso, che ho vinto, che ho imparato a non chiedere scusa per il solo fatto di esistere.
Io al primo posto, perché nessuno verrà a salvarmi, perché l’amore più grande è quello che mi devo. Io, al primo posto, perché finalmente so chi sono.