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  • Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
    Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.

    Qui troverai poesia, respiro e presenza.
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    Ciò che non accetto più 

    30 ottobre 2025
    Parole per meditare

    Spesso mi sorprendo a pensare che la vera libertà non è soltanto scegliere, ma anche non permettere. Non permettere che il mio spazio interiore, il mio pensiero, la mia sensibilità vengano usati come terreno di coltura per atteggiamenti che logorano, che sottraggono, che svalutano.

    Perché sì: ci sono comportamenti che non dovrei mai accettare — e non accetto più — perché mi appartengo. E dire “mi appartengo” significa riconoscere che la mia voce, il mio desiderio di autenticità, il mio bisogno di relazione sincera sono validi. E qualsiasi cosa pretenda di sminuirli, manipolarli, renderli oggetto di controllo altrui… è tossico.

    Riconosco che i comportamenti tossici assumono forme diverse: la manipolazione delle percezioni — come quando qualcuno ti fa dubitare della tua esperienza, ti dice “non è successo”, “sei tu che stai esagerando”. Oppure la svalutazione silenziosa: battute che tagliano, commenti che riducono, indifferenza che erode. O la costante regia del controllo: isolarti, convincerti che i tuoi amici o la tua famiglia sono “un peso”, “una distrazione”, così da avere via libera.

    E io dico: non è accettabile. Non per me. Non quando ogni gesto, ogni parola che rivolge verso di me può essere un piccolo graffio nella mia autostima, un passo verso un labirinto dove dimentico chi ero. “Tossico” significa: continua, ripetuto, corrosivo. Non un singolo errore — perché sbagliamo tutti — ma un modello che si manifesta, alimenta, giustifica.

    Accettare questi comportamenti sarebbe tradire il rispetto che devo a me stessa, sarebbe negare che merito un contesto dove posso respirare, crescere, sbagliare, rialzarmi — senza che ci sia qualcuno lì a dirmi che ho torto solo per aver vissuto.

    Quindi scelgo: limiti chiari. “Questo non lo facciamo”. “Così no”. “Questo mi fa male”. E “se continuiamo su questa strada, non posso stare qui”. Non come minaccia, ma come rispetto. Perché il rispetto che do agli altri deve iniziare con il rispetto che do a me stessa.

    E voglio dire qualcosa a te che leggi: puoi usare questa riflessione come uno specchio. Se in uno dei tuoi rapporti — d’amicizia, amore, famiglia, lavoro — senti la voce interna che frena, che sussurra “non è giusto”, ascoltala. Non è un’aggressione rivolta all’altro, è un atto rivolto a te. Per te.

    Alla fine, la vita non è solo sopravvivere a certe dinamiche — è vivere dentro relazioni che mi vedono, che mi rispettano, che mi permettono di esistere con la mia complessità, con le mie vulnerabilità, con la mia forza. E tutto ciò che mina questo diritto non ha posto nella mia esistenza.

    Questo è il mio patto con me stessa.

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    Perché sembriamo insicure? La verità dietro alle nostre paure. 

    27 ottobre 2025
    Racconti e visioni brevi
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    Il coraggio di essere pace 

    24 ottobre 2025
    Parole per meditare

    Viviamo in un tempo che ci insegna a correre, a rispondere, a dimostrare. Siamo abituati a cercare la pace come fosse un premio alla fine di una battaglia, eppure la serenità non si conquista vincendo: si raggiunge arrendendosi. Non alla vita, ma al bisogno di controllarla.

    La serenità è un atto di coraggio silenzioso. È la scelta di restare, anche quando tutto dentro di noi vorrebbe fuggire. È imparare a respirare nella tempesta, a non identificarsi con ciò che accade ma con ciò che resta quando tutto accade: il centro, la quiete, il cuore che continua a battere.

    Chi è sereno non è privo di dolore, ma non lascia che il dolore governi i suoi passi. È colui che attraversa le difficoltà con lo sguardo calmo di chi sa che ogni onda si placa, ogni paura svanisce se accolta con rispetto. La serenità nasce nel momento in cui smettiamo di combattere contro noi stessi, quando accettiamo la nostra imperfezione come parte di un disegno più grande.

    Cercarla non significa evitare i conflitti, ma imparare a guardarli da un’altra prospettiva. È un atto d’amore verso sé stessi, la scelta di non ferirsi più per ciò che non possiamo cambiare.

    Forse la serenità è proprio questo: una forma di fede nel ritmo della vita. Come il mare che torna sempre alla riva, come la luna che ritorna piena dopo essersi lasciata svuotare.

    Chi trova la serenità non smette di sentire, ma comincia finalmente a vivere.

    Respira consapevolmente

    Quando senti che i pensieri corrono o i sentimenti ti travolgono, fermati un attimo. Inspira lentamente contando fino a 4, trattieni per circa 7 e poi espira contando fino a 8. Questo semplice esercizio aiuta il sistema nervoso a passare dalla tensione a uno stato di calma.

    Scrivi ciò che senti

    Tenere un diario – anche solo poche righe al giorno – è un modo gentile per conoscersi, per mettere in luce emozioni e pensieri che altrimenti restano agitati dentro. Le parole rispondono al caos.

    Accetta ciò che non puoi controllare

    Una parte della serenità nasce proprio dal riconoscere ciò che è fuori dal tuo potere: non possiamo mutare tutto, ma possiamo cambiare l’atteggiamento con cui stiamo nelle situazioni.

    Scegli gentilezza verso te stessa

    In quei momenti in cui ti senti crollare o perdere il controllo, parla a te stessa come parleresti a una cara amica: “Va bene, è un momento difficile, sto facendo del mio meglio, posso concedermi una pausa”. Questo cambio di registro, da critica a compassione, è un dono.

    Fai spazio al silenzio e alla natura

    Riserva ogni giorno anche solo pochi minuti al silenzio: un breve momento senza stimoli esterni, o una passeggiata all’ombra, o sederti guardando il cielo o un albero. Il silenzio è un grembo da cui la serenità può nascere.

    Definisci confini e lascia andare il superfluo

    Proteggi il tuo tempo, la tua energia. Impara a dire “no” quando senti che qualcosa ti sfinisce. Semplifica gli spazi, alleggerisci le relazioni o le attività che ti prosciugano: meno peso, più respiro.

    Coltiva la gratitudine quotidiana

    Prendi l’abitudine di trovare almeno una cosa per cui sei riconoscente: può essere semplice, il profumo del caffè stamattina, un messaggio che ti ha fatto sorridere, questo momento di quiete. Spostare l’attenzione dal mancante al presente crea apertura alla serenità.

    Agisci nel modo che puoi, lascia andare il resto

    C’è coraggio nell’agire dove è necessario, e altrettanto coraggio nell’accettare quando non possiamo più agire. Questo equilibrio è parte integrante della serenità: scegliere il passo, scegliere il tempo.

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     L’amore

    11 ottobre 2025
    Voce degli altri

    L’amore non si gestisce,

    si costruisce con mani nude,

    tra le schegge dei giorni e i respiri sospesi.

    L’amore si fa,

    non si controlla,

    nasce dove finisce la paura,

    vive solo di verità,

    come un bambino che non conosce bugie.

    L’amore è compassione,

    è la ferita che non giudica,

    la carezza che non chiede permesso.

    È gioire insieme,

    piangere insieme,

    riconoscersi nel silenzio e nel caos.

    L’amore è capire tutte le sue lettere

    senza volerle aggiustare,

    è lasciare che l’altro sia vento,

    che passi e torni,

    che resti e voli.

    L’amore non è possesso ma presenza,

    non è destino ma scelta,

    è la voce che resta anche quando tace,

    è la luce che non pretende,

    è il perdono che abita le mani.

    L’amore è questo:

    un infinito da imparare ogni giorno,

    una casa senza chiavi,

    una fiamma che non brucia,

    ma illumina.

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    L’importanza di condividere e non isolarsi 

    30 settembre 2025
    Parole per meditare

    Viviamo in un tempo in cui la connessione è ovunque: messaggi istantanei, social network, chiamate a distanza. Eppure, mai come oggi, molte persone si sentono sole. L’isolamento non è soltanto una scelta, a volte è una difesa: ci si chiude per paura di non essere compresi, per timore del giudizio, o perché crediamo di dover affrontare tutto da soli.

    Ma la verità è che la condivisione alleggerisce i pesi, moltiplica le gioie e ci fa crescere. Condividere non significa raccontare tutto a tutti, ma scegliere con chi aprirsi, imparando a fidarsi e a lasciarsi aiutare. La solitudine non scelta può diventare una prigione silenziosa; la condivisione, invece, un ponte verso la libertà.

    Quando comunichiamo le nostre emozioni, i nostri dubbi, perfino le nostre fragilità, diamo agli altri la possibilità di specchiarsi in noi e di sentirsi meno soli a loro volta. È uno scambio reciproco che arricchisce entrambe le parti.

    La vita diventa più sopportabile quando si capisce che non siamo isole, ma continenti che si sfiorano, si incontrano, si sostengono.

    Parla apertamente con una persona di fiducia, anche solo pochi minuti di conversazione sincera possono cambiare la prospettiva. Scrivi i tuoi pensieri e leggili ad alta voce a qualcuno, la scrittura condivisa è un grande strumento di connessione. Unisciti a un gruppo, che sia di lettura, sport, arte o volontariato, stare in comunità crea legami spontanei. Non aspettare il momento perfetto, condividere è importante proprio quando non ci sentiamo pronti. Fai la prima mossa, non aspettare che siano gli altri a scriverti o chiamarti, prova tu. Accetta l’imperfezione, non serve avere la frase giusta o il tono migliore, autenticità batte perfezione. Ascolta con attenzione, condividere non è solo parlare ma anche saper ricevere ciò che l’altro porta. Pratica la gratitudine reciproca, ringrazia chi ti ascolta e lascia che ringrazino te. Riscopri i piccoli gesti, una passeggiata insieme, un caffè, una lettera cartacea: la vicinanza si coltiva anche così. Non aver paura di chiedere aiuto, dire “ho bisogno” è segno di coraggio, non di debolezza.

    Le braci di Sándor Márai, un romanzo sull’amicizia, la verità e il dialogo che unisce e divide.

    Follia di Patrick McGrath, per comprendere i rischi dell’isolamento emotivo.

    La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano, un racconto profondo sulla difficoltà di condividere e sull’importanza dell’incontro.

    L’arte di ascoltare e mondi possibili di Marianella Sclavi, un saggio pratico sull’ascolto come strumento di connessione.

    Le relazioni che curano di Luigi Cancrini, per capire quanto la vicinanza agli altri influisca sul nostro benessere.

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    Seguire l’intuizione, non il richiamo

    26 settembre 2025
    Racconti e visioni brevi

    Il mare mi parla

    con la voce dei miei silenzi,

    mi consegna schiume che sanno di memoria,

    e nel suo ventre riconosco

    l’antica sete di libertà,

    la mia carne fiorisce come isola

    che non vuole catene,

    solo la verità del vento

    e l’intuizione che mi guida.

    Non bisogna mai fidarsi delle sirene,

    voci ingannevoli che cercano di trascinarti,

    intrecciando melodie stregate,

    perché tu ascolti,

    perché tu ceda al loro richiamo.

    Le sirene non sono mai state una favola,

    sono tutt’altro,

    fatte di voci di gregge,

    di voci di popolo che non conosce ragione,

    urli disperati che emergono dagli abissi,

    eco di dolori antichi, di solitudini nascoste.

    Quando mi raccontano di una sirena,

    che ha innamorato un principe naufrago,

    vedo solo un’anima persa,

    già annegata nel proprio tormento,

    intrappolata nel lamento,

    di una bellezza che inganna,

    di una bellezza che illude.

    Le sirene cantano la promessa,

    di ciò che non sarà mai,

    e chi le segue,

    si perde nelle correnti,

    nelle profondità di un mare

    che non conosce pietà.

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    Non siamo nate per il silenzio 

    15 settembre 2025
    Racconti e visioni brevi

    Essere donna è abitare un confine
    dove il desiderio e la fragilità si baciano,
    dove la carne diventa parola
    e la parola si fa rivolta.

    Non siamo nate per il silenzio:
    siamo nate per dire il mondo,
    per portarlo in grembo
    e restituirlo trasformato.

    Ogni cicatrice che porto
    non è segno di sconfitta,
    ma geografia del coraggio,
    mappa di battaglie vinte e perse
    nel segreto delle mie notti.

    Penso che la vita sia questo:
    un continuo fiorire,
    anche quando l’inverno sembra eterno.
    Un atto di fede ostinata,
    un canto che nessuna paura
    può spegnere davvero.

    Essere donna è amare
    con il corpo e con la mente,
    avere radici e ali insieme,
    non chiedere permesso alla luce
    per brillare.

    È respirare la vita come fosse bacio,
    fare della pelle un altare
    e del cuore un tamburo che resiste.
    È lasciare che il fuoco dell’amore
    ci attraversi come tempesta,
    ma anche custodire la dolcezza
    di un abbraccio che lenisce.

    Essere donna è conoscere la fame e la sete,
    non solo del pane,
    ma della dignità e della giustizia.
    È scrivere con il sangue delle antenate
    un inno che attraversa i secoli,
    è gridare con voce di terra e di acqua
    che la libertà non è un lusso,
    ma respiro naturale.

    Siamo madri anche quando non generiamo,
    perché sappiamo accogliere e nutrire,
    perché il mondo ci attraversa
    e noi lo restituiamo con occhi nuovi.
    Siamo amanti anche quando non tocchiamo,
    perché il desiderio vive nei nostri sogni,
    nei nostri gesti quotidiani,
    nella poesia che ci abita.

    Essere donna è guardare in faccia la notte
    e continuare a tessere la speranza,
    sapendo che la nostra forza
    non è fatta di dominio,
    ma di ostinata tenerezza.

    Siamo vento e siamo radici,
    siamo ombra e siamo fiamma.
    Siamo la prova che la vita
    non si lascia rinchiudere in nessun recinto.

    E allora mi dico che essere donna
    è un privilegio e una sfida,
    una danza che mescola amore e rivoluzione,
    una promessa di futuro
    che continua a rifiorire,
    anche quando sembra impossibile.

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    Ho visto

    9 settembre 2025
    Poesia consapevole

    Ho visto la notte graffiarmi la pelle,
    i sogni caduti, le stelle ribelli,
    eppure nel buio trovavo il cammino,
    una voce segreta che chiama vicino.

    Ho amato chi mai sapeva restare,
    ho dato parole che non sai contare,
    e mentre il silenzio bruciava le vene
    io scrivevo versi, catene su catene.

    Il mondo è una gabbia dipinta d’argento,
    ti illude di pace, ti ruba l’incanto,
    ma dentro ogni cuore che trema e che osa
    c’è ancora il profumo selvaggio di rosa.

    Ho pianto sui giorni che non tornavano,
    sulle bocche mute che non parlavano,
    e ho riso soltanto quando ho compreso
    che il dolore, se accolto, diventa un paese.

    Non temo la morte, la porto con me,
    compagna di strada, sorella di sé,
    mi sussurra piano che tutto è già scritto,
    ma che vivere resta il più santo conflitto.

    E allora cammino, scalza nel vento,
    con mille ferite ma un solo tormento:
    restare me stessa, nel fango e nel bene,
    cantare la vita che brucia le vene.

    Perché io sono fuoco che mai si consuma,
    sono piaga aperta, ma anche la piuma,
    sono l’urlo e la carezza sottile,
    l’inferno, il perdono, la gioia, l’aprile.

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    Le forbici del re 

    5 settembre 2025
    Racconti e visioni brevi

    Le forbici del Re

    Il Re dei Forti aveva un paio

    di forbici d’oro col manico gaio.

    “Taglio le lacrime, cucio i silenzi,

    spavento i timidi, premio i violenti.”

    Camminava fiero, senza tremare,

    strappando i sogni a chi osava sognare.

    “Nel mio regno — diceva — vietato sentire!

    Chi è fragile, taccia. Chi sogna? Dormire.”

    Ma un giorno passò, senza farci caso,

    una bambina col viso raso

    di ferite leggere, ma tutte vere,

    con dentro il cielo, le notti, il sapere.

    “Cos’hai lì?” chiese il Re infastidito.

    “Una poesia che non hai mai udito.”

    Lei aprì la bocca, ma non disse niente:

    solo un silenzio, tondo, pungente.

    Il Re alzò le forbici, pronte a tagliare,

    ma il silenzio era troppo per poterlo afferrare.

    Gli entrò negli occhi, gli fece tremare

    perfino il trono… e cadde a pensare.

    Da quel giorno il Re — dicono in tanti —

    usa le forbici solo per i nastri

    dei regali che ora sa fare

    a chi ha il coraggio… di non comandare.

    Riflessione

    Viviamo in un tempo che premia la forza come apparenza, la voce più alta, il passo più deciso. Ma c’è una forza che non si impone: è quella che nasce dal dolore vissuto e trasformato, dal silenzio ascoltato fino in fondo. I fragili non sono deboli. Sono profondi. E proprio per questo fanno paura ai re di ogni tempo, che tagliano ciò che non comprendono.

    Questa poesia è un invito a riconsiderare il potere: non più come dominio, ma come capacità di accogliere l’altro senza piegarlo. Il Re cade solo quando si lascia toccare. E il mondo cambia non quando vince chi grida, ma quando resiste chi non smette di sentire.

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    Oriana Fallaci: perché leggerla oggi

    1 settembre 2025
    Voce degli altri

    Ci sono autori che non appartengono soltanto al loro tempo. Oriana Fallaci è una di loro. La sua scrittura attraversa le generazioni, capace di restare viva e pungente anche in un mondo che corre veloce, dove le notizie si consumano in pochi secondi e la memoria sembra dissolversi altrettanto rapidamente.

    Leggerla oggi significa riscoprire un linguaggio diretto, senza paura di ferire o scuotere. Significa entrare in un pensiero che non arretra davanti al conflitto, che non cerca il consenso facile ma pretende attenzione, riflessione, coscienza critica. La sua penna era una lama: lucida, affilata, a volte scomoda. Ed è proprio per questo che è necessaria nella modernità.

    In un’epoca di informazione frammentata, Oriana Fallaci ci ricorda la forza dell’approfondimento, del racconto personale che diventa universale, dell’impegno civile che si nutre di coraggio. Le sue parole ci insegnano che la scrittura può essere resistenza, ma anche amore per la verità, per la libertà, per l’essere umano nella sua vulnerabilità.

    Perché leggerla oggi

    Per la sua onestà brutale: in un mondo che spesso indossa maschere, la sua voce rimane nuda e autentica. Per la capacità di unire giornalismo e letteratura: ogni suo libro è un viaggio narrativo che supera i confini del reportage. Per il coraggio femminile: Fallaci è stata una donna che ha conquistato spazi allora impensabili, un modello di indipendenza e forza. Per la sua attualità: i suoi interrogativi sulla guerra, sul potere, sull’amore e sulla morte continuano a parlare a noi, oggi.

    I libri che consiglio di leggere

    Lettera a un bambino mai nato – Un libro intimo, potente, che affronta il tema della maternità, della libertà e della responsabilità con una profondità universale.

    Un uomo – L’opera che racconta la vita e la lotta del compagno Alexandros Panagulis, ma che diventa anche una grande storia d’amore e di resistenza.

    Intervista con la storia – Una raccolta di interviste ai protagonisti del Novecento, che dimostra quanto la parola possa svelare più di mille documenti.

    Insciallah – Romanzo complesso e intenso, ambientato in Libano, che riflette sulla guerra e sulla fragilità umana.

    Leggere Oriana Fallaci oggi è come ascoltare una voce che non vuole lasciarci dormire, che ci chiede di essere cittadini svegli, donne e uomini consapevoli. Non è mai un incontro comodo, ma è sempre un incontro necessario.

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Vanessa Fazzolari

Crescita personale e letteratura

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