• Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
    Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.

    Qui troverai poesia, respiro e presenza.
    Non serve capire tutto.
    Basta sentire.

    Lascia fuori il rumore.
    Resta un momento.
    Leggi con calma.
    E se vuoi, torna quando vuoi.

    La scala della vita e il valore delle relazioni autentiche 

    18 luglio 2025
    Parole per meditare

    Nel cuore di ogni percorso umano si nasconde un’immagine antica e potente: quella della scala. Ogni gradino diventa metafora di un’esperienza vissuta, un passaggio che, anziché portarci semplicemente in alto, ci accompagna nel profondo di noi stessi. In questa immagine evocativa – splendidamente rappresentata nell’illustrazione che accompagna queste parole – si legge una verità dimenticata: non è solo la salita che conta, ma anche il coraggio di fermarsi, tornare indietro, guardarsi intorno. E soprattutto, riconoscere le mani che ci sorreggono lungo il cammino.

    Viviamo in un tempo in cui l’ascesa è spesso sinonimo di successo. Salire è vincere, conquistare, primeggiare. Ma se ogni vetta fosse solo un punto di osservazione per rileggere il tragitto? Se scendere, rallentare, cadere persino, fosse invece l’unico modo per riscoprire la ricchezza dei nostri passi?

    Nella tradizione filosofica, da Eraclito a Marco Aurelio, l’idea di un percorso fatto di mutamenti e ritorni è centrale. La vita, più che una corsa lineare, è un continuo oscillare tra ciò che siamo stati e ciò che possiamo ancora diventare. Ogni discesa diventa un atto di fiducia: fiducia nei nostri limiti, nelle lezioni imparate e nella possibilità di rileggere il significato delle nostre esperienze.

    E non è forse questa la vera cultura della resilienza? Non quella del non cadere mai, ma del rialzarsi con uno sguardo diverso, più umano, più grato.

    C’è un dettaglio nell’immagine che parla più delle parole: una mano tesa. È quella di un uomo che aiuta un altro a salire. È qui che la metafora si fa carne, relazione, presenza. Perché, in fondo, non sono le mete a dar senso al viaggio, ma chi ci cammina accanto. L’amico vero – sincero, leale, capace di restare – è il gradino più saldo, la presa sicura in mezzo al dubbio e alla stanchezza.

    La cultura occidentale moderna ha spesso esaltato l’individuo eroico, autosufficiente. Ma i grandi pensatori – da Aristotele a Montaigne, da Simone Weil a Hannah Arendt – ci hanno insegnato che è nella relazione con l’altro che l’essere umano si compie. L’amicizia è l’unico legame che nasce libero, che non chiede nulla, ma dà tutto. È quella presenza discreta che rende ogni panorama – dall’alto o dal basso – più significativo, perché condiviso.

    Nel nostro tempo iperconnesso, in cui tutto sembra misurabile in performance, like, obiettivi raggiunti, fermarsi a riflettere sul valore di ogni gradino può essere un atto rivoluzionario. La vera cultura è quella che ci insegna a dare significato all’esperienza, a osservare il mondo con occhi attenti, e a non dimenticare mai che ogni scalata senza umanità è solo una salita solitaria.

    E allora, che si salga o si scenda, l’importante è farlo con consapevolezza. Trovare quel passo interiore che ci permetta di apprezzare ogni tratto del percorso, con umiltà e gratitudine. E magari, tendere una mano – come nell’immagine – a chi ci cammina accanto.

    Perché la vita non è una vetta da conquistare, ma una scala da condividere.

    Nessun commento su La scala della vita e il valore delle relazioni autentiche 
  • Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
    Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.

    Qui troverai poesia, respiro e presenza.
    Non serve capire tutto.
    Basta sentire.

    Lascia fuori il rumore.
    Resta un momento.
    Leggi con calma.
    E se vuoi, torna quando vuoi.

    Nel tempo che respiro 

    16 luglio 2025
    Poesia consapevole

    Non corro più.

    Mi fermo.

    Nel battito leggero che mi guida

    come il passo di un bimbo

    che impara a fidarsi del suolo.

    Ogni pensiero, una foglia.

    Ogni giudizio, una nube.

    Li osservo passare

    senza afferrarli,

    senza cacciarli.

    C’è un silenzio dentro il petto

    che sa più di verità

    di mille parole urlate.

    E io, qui,

    mi faccio casa

    di ciò che sono ora.

    Non domani,

    non ieri.

    Adesso.

    Con la pioggia che cade

    sulla finestra dell’anima

    e lava via

    l’urgenza di dover essere di più.

    Mi basta esserci.

    Con gli occhi chiusi,

    o spalancati sul mistero.

    Con la voce piena di quiete,

    e il cuore che accoglie

    ogni cosa

    come fosse dono.

    Nessun commento su Nel tempo che respiro 
  • Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
    Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.

    Qui troverai poesia, respiro e presenza.
    Non serve capire tutto.
    Basta sentire.

    Lascia fuori il rumore.
    Resta un momento.
    Leggi con calma.
    E se vuoi, torna quando vuoi.

    Sentire è resistere: il potere nascosto dell’intelligenza emotiva.

    15 luglio 2025
    Parole per meditare

    Viviamo in un’epoca che premia la rapidità, la logica, la prestazione. Eppure, mai come oggi, le persone si sentono perse, isolate, sopraffatte da emozioni che non sanno nominare. In un mondo connesso 24 ore su 24, abbiamo dimenticato come si ascolta. E forse, ancor prima, abbiamo smesso di ascoltare noi stessi.

    Non si misura con voti o risultati. Non si vede, ma si sente. Daniel Goleman, psicologo e scrittore, l’ha resa popolare parlando di un’intelligenza che non riguarda il quoziente intellettivo, ma la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni e quelle degli altri.

    È ciò che ci permette di non reagire di impulso, di dire “sto male” senza vergogna, di accorgerci quando qualcuno intorno a noi sta crollando dietro un sorriso. È la sensibilità che diventa forza. La vulnerabilità che si trasforma in presenza.

    Perché siamo distratti. Perché ci siamo abituati a scrollare le emozioni come se fossero notifiche. Perché abbiamo smesso di tollerare la lentezza, il dubbio, il silenzio.

    Chi è emotivamente intelligente, invece, non fugge dalle emozioni. Le accoglie. Le attraversa. Sa che una lacrima non è debolezza, ma verità. Che la rabbia, se riconosciuta, può essere trasformata in azione. Che la tristezza, se ascoltata, diventa uno specchio e non una condanna.

    Come ogni vera forma di intelligenza, anche quella emotiva richiede tempo, pratica, cura. Ecco alcuni gesti quotidiani che aiutano:

    Ascoltati senza giudizio. Quando provi qualcosa, non correre a spiegartelo. Sentilo. Lascia che ti parli. Riconosci le emozioni altrui. A volte basta chiedere: “Come stai, davvero?” Respira. Sembra banale, ma è rivoluzionario. Respirare consapevolmente ti riporta a te, e da lì puoi scegliere. Impara a dire no. Anche questo è amore: verso te stessa, verso i tuoi confini. Scrivi. Annotare ciò che senti ti permette di fare ordine. La scrittura è un ponte tra il caos interno e la chiarezza.

    Essere intelligenti, oggi, non significa avere tutte le risposte. Significa saper sostare nel dubbio, comprendere che ogni emozione ha qualcosa da insegnare. Significa essere umani senza maschere, capaci di emozionarci senza vergogna, di avere cura dell’altro senza perdere noi stessi.

    L’intelligenza emotiva è il sentire che ci salva. È la luce silenziosa che ci guida nei momenti più bui. È il filo invisibile che ci tiene uniti, anche quando tutto sembra diviso.

    Nessun commento su Sentire è resistere: il potere nascosto dell’intelligenza emotiva.
  • Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
    Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.

    Qui troverai poesia, respiro e presenza.
    Non serve capire tutto.
    Basta sentire.

    Lascia fuori il rumore.
    Resta un momento.
    Leggi con calma.
    E se vuoi, torna quando vuoi.

    12 luglio 2025
    Parole per meditare

    C’è una corrispondenza profonda tra gli spazi che abitiamo e le stanze che ci abitano. Proteggere una casa significa anche, in un modo segreto, proteggere se stessi. Le pareti esterne rispecchiano le nostre pareti interiori, quelle invisibili, fatte di pensieri, battiti, ricordi.

    Ogni stanza ha il suo corrispettivo nell’anima: la cucina è il nostro desiderio di nutrimento, non solo fisico, ma affettivo; il soggiorno è la voglia di condivisione, anche quando restiamo soli con noi stessi; la camera da letto custodisce i sogni e le ferite che mostriamo solo al buio; il bagno, come un piccolo tempio, è dove ci spogliamo non solo dei vestiti ma delle maschere.

    Proteggere questi spazi è un atto d’amore. Significa scegliere cosa far entrare e cosa lasciar fuori. Le persone che accogliamo, le parole che permettiamo di restare, i pensieri che decidiamo di coltivare. Anche dentro di noi ci sono luoghi da spolverare, ferite da arieggiare, angoli in cui poggiare una luce gentile.

    Il cuore, ad esempio, ha bisogno del suo spazio protetto, come un piccolo giardino dove non tutti devono entrare. La mente ha bisogno di ordine e silenzio, come una biblioteca in cui ogni libro ha il diritto di essere letto con rispetto. L’anima, infine, è quella casa segreta che nessuno vede, ma che ci chiede ogni giorno di essere abitata con verità. proteggere gli spazi Proteggere gli spazi, allora, non è un gesto banale. È una scelta spirituale, una forma di presenza. È dire: non tutto può entrare, non tutto merita di restare. E nel farlo, impariamo a rispettare la sacralità del nostro stare al mondo, dentro e fuori, con cura.

    Nessun commento su
  • Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
    Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.

    Qui troverai poesia, respiro e presenza.
    Non serve capire tutto.
    Basta sentire.

    Lascia fuori il rumore.
    Resta un momento.
    Leggi con calma.
    E se vuoi, torna quando vuoi.

    Mi Salvo

    9 luglio 2025
    Poesia consapevole

    Salvo i giorni in cui ho tremato

    perché lì ho imparato il coraggio

    Salvo i silenzi che non ho spezzato

    perché non tutto merita risposta

    Salvo i sogni caduti per strada

    perché hanno lasciato spazio ad altri

    più miei, più veri

    Salvo ogni ferita che adesso non fa più male

    perché è diventata pelle nuova

    più forte, più lucida

    Salvo me stessa ogni volta che scelgo la pace

    invece della guerra

    l’amore per me

    invece della paura di perdere

    Ciò che salvo di me

    è la mia libertà

    di ricominciare

    senza più chiedere il permesso a nessuno

    Nessun commento su Mi Salvo
  • Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
    Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.

    Qui troverai poesia, respiro e presenza.
    Non serve capire tutto.
    Basta sentire.

    Lascia fuori il rumore.
    Resta un momento.
    Leggi con calma.
    E se vuoi, torna quando vuoi.

    Il candore necessario: riscoprire Sandro Penna

    8 luglio 2025
    Voce degli altri

    Ogni volta che incontro un verso di Sandro Penna, mi sembra di spiare qualcuno che sussurra a mezza voce, come chi non vuole disturbare ma nemmeno nascondersi. C’è una delicatezza disarmante nei suoi versi, una nudità che non cerca né lo scandalo né il compiacimento. Solo verità. Ed è proprio questa verità che mi spinge a scrivere di lui, oggi, in un’epoca che si vanta di essere libera, ma che ancora teme la trasparenza delle emozioni.

    Sandro Penna nasce a Perugia nel 1906 e vive gran parte della sua vita a Roma, conducendo un’esistenza appartata, al limite della povertà, ma sempre fedelissima alla poesia. Non è mai stato uomo di salotti o di premi, non si è mai piegato ai compromessi editoriali. Ha vissuto con grazia e semplicità, occupandosi di piccoli lavori e scrivendo versi che oggi restano tra i più alti del Novecento italiano.

    Penna è stato un poeta che ha dato voce al desiderio, in particolare all’amore omosessuale, con un candore allora impensabile. I suoi versi raccontano la bellezza adolescenziale, il fascino del corpo giovane, ma lo fanno senza volgarità, con una purezza che quasi disarma. C’è sempre una dolcezza struggente, come se l’amore fosse un sogno, una carezza che sfiora appena la pelle.

    Sebbene sia stato spesso ai margini del mondo letterario, Sandro Penna ha influenzato profondamente la poesia italiana del secondo Novecento. Pier Paolo Pasolini lo ha sostenuto con affetto e stima, riconoscendo in lui un poeta puro, immune dai manierismi e dalle mode. Anche Elsa Morante e Umberto Saba ne ammiravano la limpidezza.

    La poesia di Penna ha aperto un varco: ha mostrato che si può parlare di desiderio e di diversità senza dover giustificare nulla, semplicemente scrivendo la vita com’è, senza veli, senza orpelli. Ha insegnato che la poesia non deve spiegare, ma far sentire. E questo, ancora oggi, è un lascito prezioso.

    Viviamo in un’epoca in cui si parla molto di inclusività, di libertà d’espressione e di autenticità. Eppure, Sandro Penna resta ancora un poeta scomodo per alcuni, proprio perché non si nasconde dietro ideologie o teorie. I suoi versi non sono militanti, ma profondamente umani. Non rivendicano diritti, ma raccontano la vita nella sua nudità.

    Leggerlo oggi significa riscoprire la poesia come spazio di verità, di accettazione di sé. Significa imparare che l’amore non ha bisogno di definizioni complesse per essere raccontato. Penna ci insegna la leggerezza del desiderio, la malinconia dolce dell’attesa, la gioia improvvisa di una luce sul fiume, di un ragazzo che sorride in strada.

    In un mondo che grida per farsi ascoltare, Penna bisbiglia. E proprio per questo la sua voce arriva più forte che mai.

    Perché nei suoi versi si trova la bellezza semplice, l’essenza della poesia: poche parole che bastano a illuminare un giorno intero. Perché insegna ad ascoltare il proprio cuore, anche nelle sue zone più oscure o inconfessabili. Perché ci ricorda che la poesia, come la vita, è fatta di attimi che passano e non tornano più.

    I suoi libri principali:

    Poesie (1939) – la sua prima raccolta, già compiuta e intensa

    Appunti (1950) – testi brevi, frammenti di poesia e prosa

    Una strana gioia di vivere (1956) – poesia e malinconia in perfetto equilibrio

    Croce e delizia (1970) – una raccolta che racchiude il meglio della sua produzione

    Tutte le poesie (1970) – edizione definitiva, con l’intera opera poetica

    Poesie (1927-1977) (postuma, 1977) – con versi inediti

    Leggere Sandro Penna non è un’esperienza da consumare in fretta. È come affacciarsi su un fiume calmo, restare in silenzio e lasciarsi trasportare. Ed è proprio questo che ci manca, oggi: la pazienza di ascoltare ciò che è lieve, ma essenziale. Penna ci insegna proprio questo. E forse, più che mai, abbiamo bisogno di lui.

    Nessun commento su Il candore necessario: riscoprire Sandro Penna
  • Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
    Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.

    Qui troverai poesia, respiro e presenza.
    Non serve capire tutto.
    Basta sentire.

    Lascia fuori il rumore.
    Resta un momento.
    Leggi con calma.
    E se vuoi, torna quando vuoi.

    L’arte dimenticata di prendersi cura di sé 

    7 luglio 2025
    Parole per meditare

    Viviamo nell’era del tutto e subito.

    Non appena apriamo gli occhi al mattino, veniamo sommersi da notifiche, notizie, impegni, doveri. La nostra mente si sveglia già stanca, come se avesse corso tutta la notte. Ci hanno insegnato che la produttività è un valore assoluto, che più si fa, più si vale. Ma raramente ci viene insegnato il contrario, che fermarsi è un atto di coraggio e di rispetto verso se stessi.

    Il problema più grande non è la mancanza di tempo, ma la mancanza di priorità verso ciò che conta davvero.

    Molte persone vivono intrappolate nel mito della prestazione. Devo dimagrire, devo guadagnare di più, devo essere più bello, più intelligente, più felice, più tutto. Ma il benessere non è un traguardo, non è un’immagine perfetta da postare sui social, né un obiettivo da raggiungere con la fatica.

    Il benessere è uno stato interiore, spesso silenzioso e invisibile agli altri, ma profondamente reale per chi lo prova.

    Significa riconoscere il proprio valore, anche quando il mondo ci ignora.

    Significa accettare la propria fragilità, senza considerarla un difetto.

    Significa smettere di rincorrere approvazioni esterne e iniziare a coltivare radici interne.

    Siamo talmente abituati a rimandare la felicità al domani, che dimentichiamo di viverla oggi.

    Ci diciamo sarò felice quando e intanto la vita scorre.

    Ma la verità è che ogni attimo può diventare un seme di benessere, se ci concediamo il permesso di fermarci, di respirare, di ascoltarci davvero.

    Non serve cambiare tutto in una volta. A volte, basta un gesto semplice, ripetuto con costanza, per iniziare a riscoprire il piacere della vita autentica.

    Cura il dialogo con te stesso

    Ogni giorno, presta attenzione alle parole che usi con te stesso. Evita frasi come non valgo nulla o non ce la farò mai. Trattati con la stessa gentilezza che riserveresti a una persona cara in difficoltà. Il modo in cui ti parli è il primo seme del tuo benessere.

    Dedicati ogni giorno almeno trenta minuti di solitudine sana

    Non una solitudine triste o imposta, ma uno spazio in cui stare con te stesso senza distrazioni. Spegni il telefono, chiudi i social, siediti in silenzio o fai qualcosa che ami. La solitudine consapevole non è isolamento, è incontro.

    Nutri il corpo con rispetto, non con rigidità

    Mangia in modo equilibrato, senza ossessioni. Non usare il cibo per punirti o premiarti, ma per prenderti cura di te. Assapora ogni boccone, ringraziando la vita che ti permette di nutrirti.

    Coltiva legami autentici e lascia andare quelli tossici

    Sii sincero con te stesso su chi ti fa bene e chi ti svuota. Non temere di allontanarti da chi ti trascina nella negatività costante. Circondati di persone che ti incoraggiano a essere te stesso, senza maschere.

    Fai qualcosa ogni giorno che ti faccia sentire vivo

    Non deve essere per forza produttivo o utile. Può essere ascoltare una canzone che ami, ballare da solo in casa, scrivere, leggere, camminare in natura, cantare sotto la doccia. Ritrova il piacere del gesto gratuito, quello che nutre l’anima senza un fine preciso.

    La vita non è una corsa verso la perfezione, ma un viaggio dentro di te.

    Il benessere non si compra, non si insegue, non si ostenta.

    Si coltiva ogni giorno, con pazienza e amore.

    E inizia da un piccolo, semplice, coraggioso passo, sceglierti.

    Nessun commento su L’arte dimenticata di prendersi cura di sé 
  • Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
    Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.

    Qui troverai poesia, respiro e presenza.
    Non serve capire tutto.
    Basta sentire.

    Lascia fuori il rumore.
    Resta un momento.
    Leggi con calma.
    E se vuoi, torna quando vuoi.

    Amori letterari, storie che si somigliano

    6 luglio 2025
    Racconti e visioni brevi

    Scrivere amando significa attraversare la pagina come si attraversa una vita: con coraggio, con timore, con desiderio di guarire.

    Ogni volta che l’amore viene scritto, in un romanzo, in una poesia, in un racconto, esso non si limita a raccontare una storia, ma diventa atto di cura, di conoscenza, di rivelazione.

    Scrivere l’amore significa anche guarirlo: portarlo alla luce, accettarne le sfumature, lasciarlo respirare.

    Perché l’amore, nella letteratura, non è mai semplice. È un caleidoscopio di emozioni, un intreccio di attese, mancanze, sussurri e tempeste. È la parte più fragile e più potente di noi.

    In questo viaggio, scopriamo insieme i tipi di amore più profondi e ricorrenti nella letteratura.

    L’amore tragico: quello che consuma e brucia

    È l’amore che ha il sapore della fine, quello che si oppone al mondo, alle regole, e che proprio per questo è destinato a spegnersi.

    Pensa a Romeo e Giulietta di Shakespeare, oppure ad Anna Karenina di Tolstoj: passioni che si trasformano in abisso, che strappano ogni certezza e trascinano tutto con sé.

    L’amore ideale e platonico: quello che esiste nell’anima

    In questi amori l’altro diventa quasi un’icona, una guida spirituale, come Beatrice per Dante nella Vita Nuova.

    Non c’è corpo, non c’è contatto, ma pura contemplazione. L’amore diventa un cammino interiore, una porta verso il mistero e la bellezza assoluta.

    L’amore proibito: la passione che sfida ogni limite

    È l’amore che sa di trasgressione, quello che si vive nell’ombra, sfidando i giudizi e la morale.

    Emma Bovary in Madame Bovary di Flaubert incarna questo desiderio di evasione, di amori nascosti che però spesso portano a una caduta inevitabile.

    L’amore che salva: il sentimento che guarisce

    Ci sono amori che curano le ferite, che aiutano a rinascere.

    Sono legami che restituiscono fiducia e respiro, e che sanno accogliere l’altro nella sua interezza.

    A volte, anche i romanzi più cupi, come Cime tempestose, custodiscono nel loro cuore questa forma di amore, capace di unire perfino oltre la morte.

    L’amore egoista e narcisista: il bisogno che si traveste da amore

    Non sempre amare significa donarsi: ci sono amori che nascono dal bisogno di possesso, dall’illusione di colmare un vuoto personale.

    Ne Il Grande Gatsby di Fitzgerald, l’amore di Gatsby per Daisy è più un’ossessione che un vero sentimento, una proiezione narcisistica di un sogno di riscatto.

    L’amore in sospeso: quello mai davvero vissuto

    Ci sono amori che restano nell’aria, che non si compiono mai del tutto, ma che per questo rimangono vivissimi.

    L’amore ai tempi del colera di García Márquez racconta questa lunga attesa, questo amore che vive di speranze, di lettere e di sguardi che durano una vita intera.

    L’amore-amico: la complicità che si trasforma

    Amore e amicizia, a volte, si confondono. Nei romanzi di formazione, spesso l’amore nasce tra chi condivide il cammino, in un legame fatto di fiducia, ironia e complicità.

    Questi amori hanno il sapore di un rifugio sicuro, dove essere finalmente sé stessi.

    Alla fine, ogni amore è una storia da raccontare

    Ogni volta che leggiamo di un amore, anche il nostro cuore si mette in gioco.

    Forse è proprio questo il segreto della letteratura: offrirci una lente attraverso cui guardare i nostri desideri, le nostre ferite, la nostra voglia di amare, in qualunque forma.

    10 libri in cui immergersi per scoprire le sfumature dell’amore nella letteratura

    Anna Karenina – Lev Tolstoj

    Per chi vuole comprendere l’amore tragico, la passione distruttiva e il conflitto tra cuore e società.

    La Vita Nuova – Dante Alighieri

    Per chi cerca l’amore ideale e spirituale, che illumina l’anima e conduce alla poesia.

    Madame Bovary – Gustave Flaubert

    Per esplorare l’amore proibito e il desiderio di evasione che sfida ogni regola.

    Cime tempestose – Emily Brontë

    Per chi vuole immergersi nell’amore oscuro, tormentato e ossessivo che non muore mai.

    Il Grande Gatsby – F. Scott Fitzgerald

    Per riflettere sull’amore narcisistico, sui sogni irraggiungibili e sul desiderio di possesso.

    L’amore ai tempi del colera – Gabriel García Márquez

    Per assaporare l’amore che resiste al tempo e si nutre di attesa.

    Orgoglio e pregiudizio – Jane Austen

    Per chi desidera leggere di un amore che nasce dall’orgoglio e cresce nella comprensione reciproca.

    Lettere a Milena – Franz Kafka

    Per chi vuole conoscere l’amore epistolare, fragile e intensamente intellettuale.

    Il dolore – Marguerite Duras

    Per chi cerca l’amore in tempo di guerra, con tutta la sua crudezza e vulnerabilità.

    L’amica geniale – Elena Ferrante

    Per chi vuole scoprire l’amore che si intreccia all’amicizia, tra dipendenza e libertà.

    E tu, quale forma di amore ti accompagna oggi?

    Raccontamelo nei commenti: ogni amore condiviso è un altro frammento di questo grande romanzo che chiamiamo vita.

    1 commento su Amori letterari, storie che si somigliano
  • Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
    Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.

    Qui troverai poesia, respiro e presenza.
    Non serve capire tutto.
    Basta sentire.

    Lascia fuori il rumore.
    Resta un momento.
    Leggi con calma.
    E se vuoi, torna quando vuoi.

    Io, al primo posto 

    5 luglio 2025
    Poesia consapevole

    Io al primo posto, io.
    Con tutta la mia bellezza,
    con tutta la fiducia che in questi anni ho conquistato.
    Io al primo posto,
    con la mia sicurezza,
    con gli occhi puntati verso l’obiettivo.

    Io al primo posto, perché la vita te la vivi tu,
    tutti i giorni.
    Io, al primo posto,
    con le mani che sanno stringere forte
    e i piedi che non temono più il cammino.

    Io, che ho pianto senza far rumore,
    che ho amato senza risparmio,
    che ho perso, che ho vinto,
    che ho imparato a non chiedere scusa
    per il solo fatto di esistere.

    Io al primo posto,
    perché nessuno verrà a salvarmi,
    perché l’amore più grande è quello che mi devo.
    Io, al primo posto,
    perché finalmente so chi sono.

    Nessun commento su Io, al primo posto 
  • Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
    Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.

    Qui troverai poesia, respiro e presenza.
    Non serve capire tutto.
    Basta sentire.

    Lascia fuori il rumore.
    Resta un momento.
    Leggi con calma.
    E se vuoi, torna quando vuoi.

    Difesa sacra 

    3 luglio 2025
    Poesia consapevole

    Nessuno ti può annientare,

    sei tempesta e radice,

    sei la quercia che danza col vento

    ma non si spezza.

    Che nessuno venga a strapparti,

    a toccarti senza il tuo consenso,

    che nessuno osi calpestare il tuo giardino,

    né coglierti come frutto maturo

    da un ramo che si ostina a restare in alto.

    Non sei terra di conquista,

    né fiore da ornamento:

    sei selva viva,

    sei fuoco che non si addomestica.

    Non lasciare che ti sfiorino per gioco,

    che ti feriscano per noia,

    che ti tirino giù per sport.

    Difenditi, anche in silenzio,

    con la fierezza degli astri

    che nessuno afferra.

    Non permettere che ti rubino la pace,

    quella pace che hai cucito

    giorno dopo giorno,

    come una coperta

    sopra la tua pelle stanca.

    Quella pace che da bambini

    ci donava il sonno,

    quando i sogni avevano mani leggere,

    e che da grandi

    diventa un’isola che si sposta,

    un letto in cui il cuscino pesa

    più dei pensieri.

    Ricorda:

    sei il tuo rifugio,

    sei il tuo confine,

    sei il tuo sì

    e il tuo no.

    Lascia entrare solo chi sa

    accarezzarti senza spezzarti,

    solo chi porta luce

    senza volerti accendere a forza.

    Sii guardiana della tua quiete,

    perché quella,

    nessuno te la potrà più regalare.

    Nessun commento su Difesa sacra 
Pagina Precedente
1 … 3 4 5 6 7 … 9
Pagina successiva

Blog su WordPress.com.

Vanessa Fazzolari

Crescita personale e letteratura

    • Chi Sono
    • I miei libri
 

Caricamento commenti...
 

    • Abbonati Abbonato
      • Vanessa Fazzolari
      • Hai già un account WordPress.com? Accedi ora.
      • Vanessa Fazzolari
      • Abbonati Abbonato
      • Registrati
      • Accedi
      • Segnala questo contenuto
      • Visualizza sito nel Reader
      • Gestisci gli abbonamenti
      • Riduci la barra