• Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
    Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.

    Qui troverai poesia, respiro e presenza.
    Non serve capire tutto.
    Basta sentire.

    Lascia fuori il rumore.
    Resta un momento.
    Leggi con calma.
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    Perché visitare il museo del Rock Catanzaro? Un’esperienza immersiva.

    4 giugno 2025
    Interazioni

    Catanzaro mi ha lasciato un ricordo che porto ancora dentro, come una melodia che non si spegne. La mia visita al Museo del Rock, dopo la vittoria al concorso “Pensieri, parole, note musicali”, è stata una scoperta che ha acceso qualcosa in me. È un luogo che parla a chiunque abbia mai sentito una canzone toccargli l’anima, e voglio invitarti a viverlo, perché questo museo è un’esperienza che non puoi perderti.

    Nel cuore di Catanzaro, in Via Alessandro Turco 28, il Museo del Rock è un viaggio nella musica che ha cambiato il mondo. Creato dalla passione del dottor Piergiorgio Caruso, custodisce migliaia di tesori: vinili rari, poster d’epoca, strumenti che sembrano ancora suonare. Camminando tra le sale, ti ritrovi negli anni ’50 con Elvis, nei ’60 con i Beatles, fino al punk e al grunge. Ogni oggetto, dal manifesto di Woodstock a un disco introvabile di Lucio Battisti, racconta una storia di libertà, ribellione e sogni.

    Non è solo un museo, è un luogo vivo. Puoi ascoltare vinili, sfogliare riviste che raccontano la musica di un tempo, sentire l’energia di concerti e incontri con artisti. Qui sono passati nomi come Oliver Stone e Scarlet Rivera, la violinista di Bob Dylan, rendendo questo posto una fucina di cultura. È un’esperienza che ti avvolge, che tu sia un appassionato o un curioso in cerca di qualcosa di nuovo.

    Perché devi visitarlo?

    • Per viaggiare nel tempo: ogni sala ti porta in un’epoca diversa, facendoti rivivere la musica che ha segnato generazioni.
    • Per emozionarti: gli oggetti non sono solo “cose”, ma frammenti di storie che parlano di sogni, rivoluzioni e passioni.
    • Per vivere la musica: qui non guardi e basta, ascolti, tocchi, partecipi a eventi che fanno battere il cuore.
    • Per scoprire Catanzaro: il museo è una gemma nascosta che rende questa città ancora più speciale.

    L’ingresso è gratuito, ma controlla gli orari sulla pagina ufficiale o i canali social del museo. Non lasciartelo sfuggire: il Museo del Rock non è solo un luogo da vedere, ma un’esperienza da sentire. Entra, lasciati sorprendere e trova la tua canzone. Io l’ho fatto, e quelle note risuonano ancora in me.

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    3 giugno 2025
    Voce degli altri

    Wislawa Szymborska: La Tua Guida Silenziosa alla Meraviglia

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    “La vita, per quanto lunga, sarà sempre corta. Troppo corta per aggiungere qualcosa.”
    Wislawa Szymborska

    Leggere Wislawa Szymborska è un gesto d’intimità. È come aprire una finestra dentro di sé e lasciare entrare una luce morbida, che non acceca ma rivela. Le sue parole non urlano mai: sussurrano, suggeriscono, osservano. Hanno il passo lento della riflessione, il respiro largo di chi ha imparato a non avere fretta.

    Non consiglio di leggerla, nel senso classico del termine. Perché un poeta come lei non si consiglia: si incontra. Per caso, per bisogno, per una fame che non sapevamo di avere. Wislawa ha questo dono raro: farti sentire compresa mentre parla di tutto, apparentemente, tranne che di te. E invece parla proprio a te.

    Nei suoi versi trovo il mio stesso stupore davanti alla normalità. Quella domanda che mi accompagna da sempre: perché proprio io, qui, ora? Il suo sguardo si posa sulle cose piccole, quelle che spesso passano inosservate, e le interroga senza giudicarle. C’è una tenerezza lucida nei suoi versi, un’ironia che non deride mai, ma che illumina.

    La sua poesia è attuale perché ci invita a rallentare, a guardarci intorno, a prendere in mano le parole con cura. In un tempo che ci vuole rapidi, performanti, visibili, lei ci parla di invisibilità, di dubbio, di respiro. Ci chiede: stai davvero guardando? Cosa scegli di non vedere?

    C’è qualcosa di profondamente terapeutico nel leggere Szymborska. Non ti consola, ma ti accompagna. Non ti promette risposte, ma ti ricorda che anche l’incertezza può essere uno spazio fertile. Leggerla per me è un atto di resistenza alla superficialità. Un ritorno al cuore delle cose. Un esercizio di umanità.

    Se è la prima volta che ti avvicini a lei, ti consiglio tre libri che ho amato profondamente:
    – “Vista con granello di sabbia”: una raccolta che attraversa tutta la sua poetica, piena di piccole rivelazioni.
    – “La fine e l’inizio”: qui trovi il suo sguardo più disarmante sul tempo, la guerra, la rinascita.
    – “Opere (1945-2009)”, edito da Adelphi: una raccolta completa per chi desidera percorrere l’intero arco della sua scrittura, in equilibrio tra ironia, dolore e meraviglia.

    Ecco perché continuo a leggerla. Perché nelle sue poesie trovo una forma di benessere sottile, una presenza che resta anche dopo aver chiuso il libro. Un silenzio che parla. Un invito, sempre valido, a restare svegli dentro la vita. E tu, hai mai incontrato Wislawa Szymborska?

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    “Il cane nella letteratura: specchio dell’umano e custode dell’empatia”

    2 giugno 2025
    Racconti e visioni brevi

    A volte penso che se il mondo fosse scritto con la stessa cura con cui un cane ci guarda, ci sarebbe meno bisogno di spiegazioni, di guerre, di giudizi. Il cane non chiede mai chi sei stato ieri. Ti ama oggi, con l’odore che hai addosso, con la voce che trema o l’anima che pesa. Ed è forse per questo che, quando li trovo tra le pagine dei libri, li seguo con una devozione che somiglia a quella che loro nutrono per noi, un amore silenzioso e incondizionato.
    Ci sono cani che mi hanno accompagnato nei momenti quieti della vita, non solo in carne e ossa, ma anche attraverso storie, romanzi, racconti. Uno dei primi che ho incontrato da bambina è stato Balto, l’eroe a quattro zampe che ha sfidato il gelo dell’Alaska per salvare dei bambini da un’epidemia. La sua forza non era quella dell’eroismo umano, ma dell’istinto puro, della dedizione assoluta, della volontà di andare avanti senza chiedere nulla in cambio. Balto non cerca medaglie: vive nel nostro ricordo. E quando rileggo la sua storia – o la rivedo nel film Balto del 1995 – provo sempre quella fitta dolceamara, un misto di fiducia cieca e amore puro.
    Un altro cane che mi ha conquistato il cuore è Hachiko, il fedele akita giapponese che, negli anni ’20, aspettava ogni giorno il suo padrone, Hidesaburo Ueno, alla stazione di Shibuya, anche dopo la sua morte improvvisa. Hachiko tornava, giorno dopo giorno, per quasi dieci anni, con una lealtà che supera ogni comprensione umana. La sua storia, raccontata in libri e film come Hachiko – Il tuo migliore amico, è un monumento alla fedeltà, un promemoria che l’amore di un cane non conosce confini, né di tempo né di perdita.
    E poi c’è La carica dei 101, con i suoi Pongo e Perdita, i coraggiosi genitori che guidano un’audace missione di salvataggio, affiancati da cani di strada, spesso dimenticati, ma capaci di slanci generosi. Questa non è solo una favola: è un inno alla resistenza, alla famiglia allargata, a quell’amore che non ha bisogno di legami di sangue, ma vive di affetto puro. Ogni cane di quella storia, dal più elegante al più spelacchiato, è un universo in movimento, un cuore che batte per salvare e amare.
    Non mancano i cani che ci fanno sorridere, come Snoopy, l’iconico beagle di Charles M. Schulz nella serie Peanuts. Snoopy non è solo un cane: è un sognatore, un aviatore, uno scrittore, un amico che, dalla cima della sua cuccia, immagina mondi e ci insegna a guardare la vita con leggerezza e fantasia. Attraverso le sue strisce, Schulz ci regala un cane che è specchio delle nostre aspirazioni, delle nostre piccole follie, e ci ricorda che anche nei momenti più semplici c’è spazio per la poesia.
    La letteratura per l’infanzia sa catturare questa magia in modo unico. Penso a Lilli e il Vagabondo, la storia di una cocker spaniel raffinata e di un randagio dal cuore d’oro, che ci porta in un’avventura romantica e ribelle. Questo racconto, nato dal libro di Ward Greene e immortalato dal film Disney, celebra l’incontro tra mondi diversi, uniti dall’amore e dalla libertà. Lilli e il Vagabondo ci insegnano che la bellezza sta nell’accettarsi, nel condividere un piatto di spaghetti sotto le stelle, nel trovare casa l’uno nell’altro.
    E come dimenticare Rex, il pastore tedesco protagonista di tante storie, dai romanzi alle serie TV come Il commissario Rex? Rex è l’emblema del cane coraggioso, intelligente e leale, sempre pronto a proteggere e a risolvere misteri al fianco del suo compagno umano. Con la sua determinazione e il suo fiuto, ci ricorda che i cani non sono solo amici, ma anche alleati, capaci di insegnarci il valore del coraggio e della fiducia.
    Ma non è solo la letteratura per bambini a dare voce ai cani. Alcuni scrittori hanno saputo usarli per illuminare l’umano in modo più chiaro di qualsiasi saggio. Timbuktu di Paul Auster, con il suo Mr. Bones, mi ha svelato il dolore e la perdita attraverso gli occhi di un cane, rendendoli al tempo stesso più crudi e più sopportabili. Ho pianto per lui come si piange per una parte di sé che non si è protetta abbastanza. E poi c’è Flush, il cocker spaniel di Virginia Woolf, compagno della poetessa Elizabeth Barrett Browning. Flush è testimone di amori, prigioni dorate e libertà conquistate, uno sguardo sensibile che respira emozioni senza mai tradirle. Quanti di noi possono dire lo stesso?
    I contesti della letteratura sui cani
La letteratura che parla di cani trova casa in molteplici contesti, ognuno capace di valorizzarne il potenziale emotivo ed educativo. Nelle scuole, libri come Zanna Bianca o Belle e Sébastien possono essere usati per insegnare ai bambini l’empatia, il rispetto per gli altri e la responsabilità, mostrando come i cani ci guidino a comprendere il valore della lealtà e della cura. In ambito terapeutico, queste storie diventano strumenti preziosi: leggere di Hachiko o di Marley può confortare chi affronta un lutto o una perdita, offrendo un ponte per elaborare emozioni complesse attraverso la prospettiva pura di un cane. Nelle biblioteche e nei circoli di lettura, i romanzi sui cani, come Timbuktu o Flush, stimolano discussioni profonde sull’umanità, l’amore e la fragilità, unendo lettori di ogni età. Anche in contesti personali, regalare o leggere un libro su un cane può essere un gesto intimo, un modo per celebrare il legame con il proprio animale o per onorare un ricordo. In festival letterari o eventi culturali, infine, i cani della letteratura possono ispirare dibattiti su come gli animali arricchiscano la nostra storia emotiva, spingendoci a scriverne e leggerne sempre di più.
    Credo che la letteratura abbia un compito delicato e urgente: ricordarci quanto i cani siano parte della nostra storia emotiva. Dovremmo scriverne di più, leggerne di più, raccontarli ai bambini non solo come compagni di gioco, ma come maestri di empatia. Un bambino che cresce con un cane, che legge di cani, che impara a leggere attraverso un cane, è un bambino che sarà meno egoista, perché i cani ci insegnano il tempo dell’altro, il rispetto degli spazi, il silenzio pieno di presenze.
    La letteratura per l’infanzia ha un potere quasi terapeutico. Penso a Belle e Sébastien, alla tenerezza viscerale tra un bambino e il suo cane gigante, o a Zanna Bianca di Jack London, dove un lupo impara la fiducia attraverso la pazienza umana, dopo una vita di crudeltà. Sono storie che non parlano solo di amore per gli animali: ci guidano a diventare persone migliori.
    Oggi, più che mai, raccontare i cani è un atto d’amore e di memoria. Ci hanno accompagnato nei lutti, nei traslochi, nelle notti insonni e nei giorni di sole. Hanno ascoltato poesie senza interromperci, ci hanno seguito nei cambiamenti senza paura, hanno fatto la guardia non solo alle porte, ma alle nostre fragilità.
    Scriverli, leggerli, onorarli nella letteratura non è solo un esercizio estetico: è un dovere affettivo, un modo per dire “grazie” a chi ci ha amato più di quanto noi fossimo capaci di amare noi stessi.
    Perché un cane non è mai solo un cane. È casa, anche quando casa non c’è.
È parola, anche quando non riusciamo a dirla.
È letteratura, anche quando tutto il resto tace.

    Letture consigliate sui cani
    Ecco una selezione di libri che celebrano i cani, perfetti per esplorare questo legame speciale:
    Per bambini:
    • Zanna Bianca di Jack London: un classico che segue un lupo-cane nel suo percorso verso la fiducia e l’amore, grazie alla pazienza umana.
    • La carica dei 101 di Dodie Smith: l’avventura di Pongo, Perdita e dei loro cuccioli, un inno al coraggio e alla famiglia.
    • Belle e Sébastien di Cécile Aubry: una storia tenera sull’amicizia tra un bambino e il suo cane pirenaico, piena di cuore e avventura.
    • Lilli e il Vagabondo di Ward Greene: la storia romantica e ribelle di due cani diversi, uniti dall’amore e dalla libertà.
    Per adulti:
    • Timbuktu di Paul Auster: un racconto struggente dal punto di vista di Mr. Bones, un cane che riflette sulla vita e sulla perdita.
    • Flush. Una biografia di Virginia Woolf: un ritratto poetico del cocker spaniel di Elizabeth Barrett Browning, testimone sensibile di amori e libertà.
    • Hachiko. Il cane che aspettava di Lluis Prats: la commovente storia vera di Hachiko, simbolo di lealtà eterna, che aspetta il suo padrone alla stazione.
    • Marley & Me di John Grogan: una memoir divertente e toccante sulla vita con Marley, un labrador esuberante e amatissimo.
    • Snoopy e i Peanuts di Charles M. Schulz: una raccolta di strisce che celebrano Snoopy, il beagle sognatore che ci insegna a volare con l’immaginazione.
    • Rex e il commissario di Maria Grazia Crozzoli: un romanzo ispirato alle avventure del pastore tedesco Rex, coraggioso e leale, compagno ideale in indagini e sfide.

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    “La Letteratura Rosa: Un Viaggio nel Cuore delle Emozioni”

    1 giugno 2025
    Racconti e visioni brevi

    Sono sempre stata affascinata dalla letteratura rosa, un genere che, nonostante i pregiudizi, ha il potere di esplorare le profondità delle emozioni umane, delle relazioni e dei sogni. Spesso considerato “leggero”, il romanzo rosa è in realtà una celebrazione dell’amore in tutte le sue forme: romantico, familiare, amicale e, soprattutto, verso sé stessi. È un genere che mi ha accompagnato in momenti di leggerezza, ma anche di riflessione, offrendomi storie in cui potermi rispecchiare, sognare e, a volte, guarire. In questo articolo, vi porterò nel mondo della letteratura rosa, consigliandovi alcune opere che ne rappresentano l’essenza e, alla fine, vi raconterò i benefici che questo genere ha portato nella mia vita.

    Cos’è la Letteratura Rosa?

    La letteratura rosa, o romance, è un genere narrativo che pone al centro l’amore e le relazioni sentimentali. Le sue radici affondano nei romanzi del XVIII e XIX secolo, come quelli di Jane Austen, che con “Orgoglio e Pregiudizio” ha dato vita a un archetipo di storia d’amore ancora oggi amatissimo. Nel tempo, il genere si è evoluto, abbracciando temi moderni come l’empowerment femminile, la diversità e la complessità delle relazioni contemporanee. Che si tratti di una commedia romantica, di un dramma passionale o di una storia con elementi paranormali, il rosa offre un’ampia varietà di sottogeneri per ogni gusto.

    Romanzi Rosa da Non Perdere

    Ecco alcune opere che, a mio avviso, rappresentano al meglio la bellezza e la versatilità della letteratura rosa. Ho scelto titoli che spaziano tra classici e contemporanei, per darvi un assaggio della ricchezza di questo genere.

    1. “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen
      Un classico intramontabile. La storia di Elizabeth Bennet e Mr. Darcy è un viaggio di crescita personale, fraintendimenti e, infine, amore sincero. Mi ha conquistato per il modo in cui Austen intreccia ironia, critica sociale e una storia d’amore che sfida le convenzioni dell’epoca. Perfetto per chi ama le storie senza tempo.
    2. “Il Diario di Bridget Jones” di Helen Fielding
      Questo romanzo contemporaneo è una commedia romantica esilarante e sincera. Bridget, con le sue insicurezze e il suo humor, mi ha fatto ridere e riflettere sulla ricerca dell’amore e dell’accettazione di sé. È una lettura leggera ma profonda, ideale per chi cerca una storia moderna e relatable.
    3. “Rosso, Bianco & Sangue Blu” di Casey McQuiston
      Una storia d’amore fresca e inclusiva, che racconta la relazione tra Alex, figlio della presidente degli Stati Uniti, e Henry, principe d’Inghilterra. Mi ha emozionato per il modo in cui affronta temi come l’identità, la diversità e il coraggio di essere sé stessi, il tutto condito da dialoghi brillanti e momenti romantici indimenticabili.
    4. “La Moglie del Califfo” di Renée Ahdieh
      Ispirato a “Le Mille e una Notte”, questo romanzo mescola romance, fantasy e intrighi. La protagonista, Shahrzad, è una giovane donna forte e determinata che mi ha conquistato con la sua intelligenza e il suo coraggio. La storia d’amore, che nasce tra tensione e mistero, è coinvolgente e poetica.
    5. “Beach Read” di Emily Henry
      Una commedia romantica che esplora il contrasto tra due scrittori: uno di romanzi rosa, l’altro di narrativa letteraria. Mi ha colpito per il modo in cui gioca con i cliché del genere, offrendo una storia dolce, divertente e riflessiva sull’amore e sulla creatività.

    I Benefici della Letteratura Rosa

    Leggere romanzi rosa è stato per me un’esperienza trasformativa. Innanzitutto, mi ha permesso di sognare e di evadere dalla routine quotidiana, regaland mi momenti di leggerezza e speranza. In un mondo spesso caotico, queste storie mi hanno offerto un rifugio sicuro, dove l’amore e il lieto fine sono sempre possibili. Ma non si tratta solo di escapismo: il rosa mi ha insegnato l’importanza di ascoltare le mie emozioni, di valorizzare le relazioni e di credere in me stessa.

    Queste storie, spesso scritte da donne per le donne, mi hanno fatto riflettere sull’empowerment femminile, mostrandomi protagoniste forti, indipendenti e capaci di affrontare le sfide della vita. Inoltre, la diversità sempre più presente nel genere mi ha aperto gli occhi su prospettive nuove, aiutandomi a comprendere meglio le esperienze altrui.

    Dal punto di vista emotivo, la letteratura rosa mi ha aiutato a coltivare l’ottimismo e la resilienza. Leggere di personaggi che superano ostacoli per trovare l’amore e la felicità mi ha ispirato a non arrendermi di fronte alle difficoltà. Infine, queste storie mi hanno regalato un senso di comunità: condividere letture e parlarne con altre appassionate è un modo per connettersi e celebrare insieme la bellezza dell’amore.

    In conclusione, la letteratura rosa è molto più di un semplice passatempo. Per me, è stata una fonte di ispirazione, conforto e crescita personale. Vi invito a immergervi in una di queste storie e a scoprire, come ho fatto io, il potere trasformativo dell’amore narrato.

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    I benefici di leggere poesia: dieci riflessioni intime sul potere dei versi

    30 Maggio 2025
    Poesia consapevole
    I benefici di leggere poesia: dieci riflessioni intime sul potere dei versi

    Ci sono giorni in cui tutto sembra troppo veloce, troppo rumoroso. In quei momenti, io cerco rifugio tra le righe di una poesia. Non sempre per capire, spesso solo per sentire.
    La poesia non risolve, ma accoglie. Non spiega, ma suggerisce. È uno spazio in cui le parole tornano a pesare, a brillare, a respirare. E leggendo, capita qualcosa: ci sentiamo meno soli, più veri, più vivi.

    Ho raccolto qui dieci benefici che, secondo me, la poesia ci regala quando la leggiamo con il cuore aperto. Non sono verità assolute, solo piccole verità che ho incontrato strada facendo. 1. Ti insegna ad ascoltare in silenzio
    La poesia non urla. Arriva piano, quasi in punta di piedi. Leggerla ti abitua a rallentare e a fare spazio dentro, a lasciare che le parole si posino prima di capirle. Non cerca risposte rapide, ma sguardi attenti. È un esercizio d’ascolto, non solo verso chi ha scritto, ma anche verso te stesso. 2. Rende visibile ciò che senti ma non sai dire
    Quante volte proviamo qualcosa che ci resta addosso senza nome? I versi giusti arrivano e ci danno una voce. È come se qualcuno, in un’altra stanza del mondo, avesse già attraversato il nostro stesso sentire e lo avesse messo in parole. Allora ci riconosciamo, e quella solitudine si alleggerisce. 3. Cura senza promettere guarigioni
    Non è una medicina, la poesia. Ma sa prendersi cura. Ci accompagna nei giorni storti, ci consola senza pietà. Non ci chiede di essere forti, ci invita solo a restare con ciò che siamo. A lasciarci attraversare. E già questo, a volte, basta per sentirsi meglio. 4. Ti insegna la bellezza della verità imperfetta
    Nei versi più autentici c’è spazio per il tremore, per i pensieri storti, per le emozioni nude. La poesia non cerca la perfezione, ma l’onestà. E leggere qualcosa di vero, anche se fragile, ci dà il coraggio di accettare anche le nostre imperfezioni senza vergogna. 5. Ti riconcilia con il silenzio
    C’è una quiete speciale che nasce dopo aver letto una poesia che tocca. Non è vuoto: è spazio. È come se il mondo si fermasse un attimo per lasciarti respirare meglio. E in quel silenzio abitato, qualcosa dentro di te si riordina. 6. Risveglia lo stupore per le piccole cose
    Una tazza lasciata sul tavolo, un temporale lontano, una carezza sfiorata: la poesia riesce a dare peso a ciò che spesso passa inosservato. Leggerla è un modo per allenare lo sguardo a cogliere la meraviglia nelle pieghe semplici della vita quotidiana. 7. Ti aiuta a restare presente
    I versi non hanno fretta. Si leggono con attenzione, una parola alla volta. Per questo ci riportano al momento presente. Mentre tutto intorno corre, la poesia ci ferma. Ci ricorda che esiste solo adesso, e che in questo adesso ci siamo noi, vivi. 8. Accende una luce nei giorni bui
    Anche solo una frase, letta al momento giusto, può cambiare l’umore di una giornata. Non serve che sia luminosa: basta che sia vera. La poesia, quando arriva, illumina dentro. Non cancella il buio, ma ci mostra come attraversarlo. 9. Ci fa compagnia davvero
    A differenza di molte parole che riempiono e stancano, la poesia resta. Leggerla è come sedersi accanto a qualcuno che sa stare in silenzio con te, senza disturbare. Ti ricorda che non sei sola. E a volte, questa è la compagnia più preziosa. 10. Coltiva il tuo spazio interiore
    Leggere poesia è un atto intimo, che apre sentieri dentro di te. È come curare un giardino nascosto: ogni verso seminato lascia un fiore, una domanda, un ricordo. Più leggi, più quel giardino cresce. E impari a camminarci dentro, con gratitudine. Se queste parole ti hanno toccato, anche solo un po’, forse potresti avvicinarti ai miei versi.
    Il mio libro si chiama Il mercato delle nuvole . Non ha pretese. È solo poesia.
    E se ti andrà di leggerlo, sarò felice di averti accanto in quel piccolo spazio che ho scritto col cuore.

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    Mara e la Toscana in tasca

    28 Maggio 2025
    Racconti e visioni brevi
    Mara e la Toscana in tasca


    Mara lo sapeva bene: la Toscana non è solo un luogo, è un’idea. Ti entra nelle narici con il profumo del pane sciocco, quello senza sale che i fiorentini mangiano con i salumi, perché “col prosciutto bono non ci va il pane salato”, diceva sempre lo zio Riccardo. Ti avvolge con la luce dorata che accarezza i colli, si fa sentire nelle voci squillanti del mercato, dove le persone non parlano, strillano, come se ogni parola fosse un pezzo di vita da non sprecare.

    Ogni volta che la sua famiglia decideva di partire per un giro nella regione, Mara si trasformava in una guida turistica improvvisata. Lei, che collezionava storie e leggende come altri collezionano calamite da frigo, amava raccontarle, sicura che senza le storie la Toscana fosse solo una bella cartolina.

    Il viaggio iniziava da Firenze. Giulia, la sorella maggiore, si era già piazzata sotto il Ponte Vecchio, il telefono in mano, pronta a scattare l’ennesima foto.

    “Ma lo sai che qui, una volta, c’erano i macellai?” attaccò Mara.

    “E ora ci sono i gioiellieri” rispose Giulia.

    “Eh già, perché nel 1593 Ferdinando I de’ Medici decise che la puzza di carne marcia non era proprio il massimo per chi passava sopra il ponte. Così, via i macellai, dentro gli orafi!”

    Mentre si allontanavano dal ponte, Mara abbassò la voce:

    “E poi c’è una storia strana su Firenze…”

    “Ancora?” sbuffò Giulia.

    “Avete mai sentito parlare del Mostro di Firenze?”

    Lo zio Riccardo si voltò subito interessato.

    “Il serial killer degli anni ‘70 e ‘80?”

    Mara annuì.

    “Si dice che non fosse uno solo… ma un gruppo. La verità non si è mai saputa.”

    Elena si strinse alla sorella.

    “Mara, basta storie di paura!”

    “Va bene, va bene… allora parliamo di cibo!”

    A Fiesole, la città più antica di Firenze, assaggiarono il bardiccio, una salsiccia speziata, e la schiacciata con l’uva, che si mangia in autunno.

    “E sapete che qui c’è una sorgente dove, secondo la leggenda, San Romolo parlava con gli angeli?”

    Dopo Fiesole, si diressero verso San Gimignano.

    San Gimignano si stagliava con le sue torri medievali.

    “Qui, un tempo, c’erano settantadue torri” spiegò Mara. “Ora ne sono rimaste quattordici.”

    “E perché ne avevano così tante?”

    “Perché le famiglie nobili gareggiavano a chi la costruiva più alta!”

    Dopo aver assaggiato una schiacciata ripiena di lardo di Colonnata, proseguirono fino all’Abbazia di San Galgano.

    “Sapete cosa c’è qui?”

    “Un monastero?”

    “No. Una spada nella roccia.”

    Elena sgranò gli occhi.

    “Come Excalibur?”

    “Proprio così. Ma questa è vera. San Galgano, un cavaliere medievale, decise di abbandonare la guerra per seguire Dio. Per dimostrare che non avrebbe mai più impugnato un’arma, piantò la sua spada nella roccia… e da allora nessuno è più riuscito a estrarla.”

    A Pisa, Mara raccontò del detto “Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio”, spiegando la rivalità con Firenze.

    “Ma lo sapete che qui a Pisa c’è una leggenda su un patto col diavolo?”

    “No, racconta!”

    “Dicono che il Battistero, la Cattedrale e la Torre pendente siano stati costruiti con l’aiuto del diavolo. E per questo la torre ha iniziato a pendere, come segno del suo potere.”

    A Siena, il Palio dominava la conversazione.

    “I cavalli vengono benedetti nelle chiese prima della gara!”

    “E cosa si mangia qui?”

    “I pici all’aglione e i ricciarelli, dolci di mandorla che risalgono al Medioevo.”

    Dopo Siena, si diressero a Grosseto, dove Mara parlò della Maremma, dei butteri, i cowboy toscani, e dell’acquacotta, la zuppa dei contadini.

    “Si dice che chi beve l’acqua delle sorgenti della Maremma, poi non se ne voglia più andare.”

    Lo zio Riccardo riempì subito una bottiglia.

    A Prato scoprirono i veri cantucci e il pepatino.

    “E sapete che qui c’è il secondo Chinatown più grande d’Italia?”

    “Davvero?”

    “Sì! Prato è famosa per la sua comunità cinese e per il suo tessile!”

    Ad Arezzo, Mara raccontò della Giostra del Saracino, una sfida medievale tra cavalieri.

    A Massa e Carrara, scoprirono la leggenda della Vergine del Marmo, una statua che si dice protegga i minatori.

    “E poi qui si mangia la torta di riso alla carrarina, un dolce con riso e latte.”

    A Livorno, assaggiarono il cacciucco e la cecina.

    “E poi c’è la leggenda dei Fantasmi del Cisternone!”

    A Lucca, camminarono sulle mura.

    “Lo sapete che Lucca è l’unica città toscana con le mura intatte?”

    A Pistoia, Mara raccontò la storia del boia immortale, che terrorizzava la città.

    “Ma lo sapete che a Pistoia hanno una zuppa che è praticamente un rito?”

    “No, quale?”

    “La carcerata! È una zuppa di pane e fagioli, tipica delle prigioni medievali. Ma oggi è una specialità!”

    Quando tornarono a Firenze, il sole stava tramontando.

    Mara si sedette accanto alla finestra, osservando il cielo tingersi di arancione e rosa.

    Sapeva che la Toscana non era solo arte e cibo. Era fatta di storie, di misteri, di profumi che parlano di un passato mai dimenticato.

    E lei, da buona narratrice, non avrebbe mai smesso di raccontarle.

    Chi vuole può comprare il libro a questo link:

    https://www.rudisedizioni.com/pagina-prodotto/toscana-storie-tradizioni-sapori-aa-vv



    1 commento su Mara e la Toscana in tasca
  • Benvenutə. Questo spazio è per te che ami rallentare.
    Per te che credi nella forza delle parole e nel silenzio che le accompagna.

    Qui troverai poesia, respiro e presenza.
    Non serve capire tutto.
    Basta sentire.

    Lascia fuori il rumore.
    Resta un momento.
    Leggi con calma.
    E se vuoi, torna quando vuoi.

    Attraversare la poesia con lo sguardo di Franco Erminio.

    28 Maggio 2025
    Voce degli altri

     Franco Arminio, per me, è una presenza silenziosa che arriva nei momenti in cui ho bisogno di fermarmi. Non è solo un poeta: è qualcuno che ti riporta alla verità delle cose semplici, che ti ricorda che esistere non è correre, ma sentire. Le sue parole non chiedono attenzione, ma la ottengono. Perché toccano dove spesso non ci si guarda.

    Una delle sue frasi dice:
    “Abbiamo bisogno di rallentare, di respirare, di tornare a vedere.”
    E ogni volta che la rileggo, sento che parla anche a me, a chi come me non vede con gli occhi, ma cerca una visione più profonda. Una che passa per l’ascolto, per la memoria, per il cuore.

    La sua poesia è fatta di paesi che sembrano piccoli e invece contengono il mondo. È una geografia dell’anima, dove ogni angolo è abitato da ricordi, silenzi, vite che resistono. Arminio racconta un’Italia che molti ignorano, ma che io sento mia. Non perché l’abbia attraversata tutta, ma perché la riconosco. È l’Italia che profuma di pane, di pioggia sui muri scrostati, di mani che ancora si stringono. È l’Italia che ha cura.
    “I paesi non sono luoghi da cui fuggire, ma mondi da abitare con attenzione,” scrive. E io credo che valga anche per le persone: non sono da attraversare in fretta, ma da abitare con delicatezza.

    C’è una tenerezza nel suo modo di scrivere che consola.
    “Non si vive se non si guarda,” dice. E guardare, per me, è anche sentire il rumore dei passi che si avvicinano, riconoscere la voce di chi resta, accorgersi del tempo che passa non per paura, ma per rispetto. Arminio mi insegna che tutto ha diritto di esistere: anche la malinconia, anche la lentezza, anche il dolore se lo si accoglie.

    Credo che la sua poesia oggi sia necessaria. Perché ci educa al silenzio, al rispetto, alla meraviglia. Non ci dà soluzioni, ma ci pone domande. E in quelle domande ci si può ritrovare, riscoprire.
    “La poesia non serve a spiegare, ma a salvare,” ha detto una volta. E io ci credo.

    Arminio non scrive per farsi vedere, ma per farci vedere. E in un tempo che ha dimenticato la bellezza delle cose invisibili, la sua voce resta una luce lieve, che non abbaglia, ma accompagna.

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    Radio 32 intervista il Mercato delle Nuvole

    27 Maggio 2025
    Interazioni
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    Intervista Il Mercato delle Nuvole

    27 Maggio 2025
    Interazioni
    Il mercato delle nuvole
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    L’importanza della forza mentale 

    26 Maggio 2025
    Parole per meditare

    Poche volte mi sono fermata a pensare a me stessa, sempre impegnata a mettere gli altri al primo posto. Non mi sono mai chiesta davvero cosa desidero, quale sia la cosa più importante, più preziosa di me. Finché un giorno, senza sosta, mi sono messa davanti allo specchio e mi sono fatta una domanda: qual è il mio punto di forza? Qual è quella cosa che mi rende unica?

    La risposta è arrivata chiara: la forza. E non parlo di quella fisica, ma di quella mentale. La forza che ti tiene in piedi quando tutto sembra crollare, quella che ti spinge a non voltarti indietro, a non lasciarti sopraffare dai rimpianti o dalle paure. La forza mentale è quella spinta invisibile che ti fa andare avanti, anche quando il mondo sembra remarti contro.

    È un mestiere, quello della vita, e lo si impara giorno dopo giorno: saper gestire le emozioni, perché queste, prima o poi, ti colpiscono. Ti colpiscono duro, in modi che non sempre puoi prevedere. E lì, in quel momento, la forza mentale diventa la tua migliore alleata. È il motore che ti fa capire che non importa quanto il vento soffi contro di te, perché dentro di te c’è qualcosa che non si spezza.

    La forza mentale non va mai sottovalutata. È un’arma silenziosa, ma potente. Ti accorgi che, alla fine, è lei che guida tutto, perché l’essere umano tende sempre a pensare prima dei fatti. E quello che pensi, la tranquillità che riesci a costruire dentro di te, diventa il fondamento di tutto ciò che fai e che puoi raggiungere.

    Immagina un bicchiere pieno di sabbia. Se ti concentri solo sul peso del bicchiere, se pensi che sia troppo pesante da sollevare, forse non ci riuscirai mai. Ti bloccherai, pensando alla fatica fisica, dimenticandoti della forza mentale che serve per superare quella paura, quella convinzione di non farcela. La forza fisica può sollevare il bicchiere, certo, ma è la forza della mente che ti dice di provarci, che ti spinge a cercare una soluzione e a non arrenderti.

    La forza mentale è la chiave per seguire i tuoi progetti, per affrontare i tuoi sogni e per vivere davvero. Non è una cosa che si vede, ma è lì, sempre con te. E quando impari a riconoscerla e ad usarla, ti accorgi che non c’è peso, paura o ostacolo che non possa essere affrontato.

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Vanessa Fazzolari

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